Intrattenimenti Bibliofoli Nell’Era Dell’Isolamento Domiciliare

Come scalfire la mestizia di questi giorni… alleggerire con un sorriso gli umori di quanti soffrono le forti restrizioni… o addirittura la malattia? Riordinare la propria libreria!

Con una certa fatica, che spero non vana, vorrei scalfire, se posso, la mestizia di questi giorni e alleggerire con un sorriso gli umori di quanti soffrono le forti restrizioni che stiamo vivendo, o addirittura la malattia. Considerato il lungo tempo da trascorrere in casa vorrei suggerire un intrattenimento domestico di non breve durata a beneficio di tutti. Il riordino della propria libreria. In caso di libreria condivisa con un convivente permette di sperimentare uno dei motivi di litigio intellettualmente più stimolanti nell’ambito di un rapporto di coppia, che si può usare anche fuori dallo stato di attuale emergenza. Viene sempre un momento nel quale vi seduce l’idea di abbandonare la sistemazione casuale dei libri in nome di un qualsiasi ordine. Riguardo ai libri, come a tutto il resto, io non ho molta memoria e questo suggerisce l’opportunità di avere una libreria ordinata. L’ordine sopperisce al difetto di memoria. Del resto il problema fondamentale che ogni libro pone al suo conservatore dalla notte dei tempi, e che nessun autore ha mai saputo risolvere, è trovarlo quando serve. Se si è in due in casa è difficile essere d’accordo sui criteri da adottare. Occorrono criteri condivisi, quelli che il linguaggio mostruoso della politica definirebbe “bipartisan”. Prendo in mano un libro a caso, lo rigiro nelle mani con una certa perplessità. Io e mia moglie ci guardiamo con quello sguardo colpevole che chiaramente significa “non lo abbiamo letto”. Succede di trovare nella libreria libri non letti. Ci chiediamo se catalogare libri non letti ci esponga ad un atto di presunzione, come quando si giudica un film che non abbiamo visto o roba simile. So che a queste parole il bibliotecario di professione inorridisce, ma si rassegni perché leggerà anche di peggio nel seguito. Certo la copertina può offrire già le indicazioni sufficienti, si dirà, ma spesso non si considera quanto possano essere subdole e ingannevoli le copertine. Per esempio “Il cavaliere inesistente” non è un libro che parla dell’ex premier, e “Barbablù” di Kurt Vonnegut non è un libro di favole. Immaginiamo poi che dentro un libro se ne trovi un altro. “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Italo Calvino è un bell’esempio. Il libro nel libro è un espediente molto usato in letteratura. E lo scoprite solo leggendo. Non potete escludere che il libro contenuto nella storia sia più importante del libro contenitore e che sia il primo a dover essere catalogato. Generalmente mia moglie si innervosisce a queste considerazioni aizzata da quel senso pratico femminile di cui non sono provvisto.

Veniamo ai criteri di catalogazione. La prima regola dovrebbe essere quella di non innamorarsi troppo dei criteri di catalogazione. Predefinire delle categorie astratte può portare ad innamorarsi dei criteri di catalogazione con l’infausto risultato di non comprare un libro solo perché non si inquadra in nessuna categoria predefinita. Per esempio se siamo innamorati del criterio si sistemazione per nazionalità dell’autore lo scrittore apolide lo metteremo in cantina. Bisogna invece adottare l’idea che ogni scrittore ha diritto di cittadinanza in una libreria, indipendentemente dalla cittadinanza. Mia moglie ora esibisce con aria interrogativa un libro terribile solo a pronunciarlo: un testo di biblioteconomia. Trattandosi di un libro che spiega come catalogare gli altri libri, a mio modesto avviso, porta con sé il suo destino. Qualunque libro che spiega come trovare gli altri libri deve restare fuori della mischia, se no diventa difficile da trovare esattamente come gli altri libri e la sua utilità svanisce. Quindi se non può far parte della libreria, occorre trovare un’altra soluzione apposita per lui. Appenderlo al soffitto con una catenella, ben in vista. Nella dinamica del rapporto di coppia siate a buon punto, sulla strada del divorzio.

Io sconsiglierei la collocazione dei libri in ordine alfabetico per autore. La cosa può avere effetti drammatici se Tolstoj Leone viene a trovarsi gomito a gomito con Totti Francesco, pure autore di libri di successo. O Pavese Cesare con Pavone Rita. Non tutti possono sopportarlo. Ci sono libri che si sono suicidati per questo, o peggio: ho saputo di un libro su Ghandi che dopo anni di cattiva compagnia era diventato Main Kampf. Ma ci sono anche altri criteri. Suddividere per epoche trattate nei vari libri per esempio. Nei libri che trattano gli anni 80 però mi trovo 1984 di Orwell scritto nel 1948 e la cosa mi disturba poi mi capita “Timeline” di M. Crichton, dove il tempo narrativo sbalza di continuo dal medioevo ad oggi e impazzisco. Bocciato. Perché non ordinarle per case editrici allora? Il criterio non è di aiuto nella ricerca e lo verifichiamo subito. Cercate un libro di Massimo D’Alema, bene, ditemi a chi verrebbe in mente in un paese normale di cercarlo tra i libri editi da Mondadori, la casa editrice del suo più acerrimo avversario, che incassa i proventi delle vendite. E invece è proprio tra quelli (le chiamano sinergie). Uno vorrebbe nella propria libreria fuggire da questo paese e invece eccolo lì, sempre in agguato.

Suggerisco in alternativa un’ordinazione del tipo i libri alti vicino a quelli alti, i bassi vicino a quelli bassi, con un complessivo effetto visivo decrescente dell’insieme anche gradevole. Dicono che corrisponda ad una concezione anche decorativa della disposizione dei libri. E riduca la superficie d’appoggio della polvere, benché sia dimostrato che una concezione puramente decorativa della propria libreria tende ad accumulare molta più polvere. Per ovvie ragioni.

Se trovare compromessi è troppo difficoltoso si può abbassare l’asticella e convenire l’adozione di un semplice criterio: quello della suddivisione in base alla direzione di lettura del titolo sul dorso del libro. Cioè si mettono vicini fra loro quelli che hanno il dorso scritto dal basso verso l’alto e quelli dall’alto verso il basso. Le direzioni sono solo due, ma è già qualcosa. Si evitano capogiri quando si scorrono gli occhi sugli scaffali. Ma è un criterio un po’ rinunciatario, d’accordo.

Di materia per discutere ce n’è molta e prima della fine delle trattative potrebbe arrivare qualcuno ad annunciarvi che l’emergenza è finita.

UMBERTO SCOPA

Foto: Umberto Scopa

L’Ago Nel Pagliaio ritorna martedì 14 aprile

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