Il Viaggio Si Conclude…

Cuba: una meta agognata, un popolo mai sottomesso alle grandi potenze, un viaggio del 2015 raccontato in 12 appuntamenti.

Un’ora scarsa di viaggio e arriviamo presso la riserva naturale e al Rancho Toa, sulle rive del fiume, dove pranzeremo. Un aperitivo con bicchiere ricavato dal guscio di un frutto del quale ho scordato il nome bevuto con una cannuccia ricavata da una canna e poi il pranzo vero e proprio: una zuppa di verdura servita in una ciotola fatta con mezza canna di bambù e poi un secondo a base di carne, frutta, birra. Favoloso. Intanto veniva preparata una barca a remi per permetterci di fare una escursione sul fiume. Siamo all’interno della Riserva della Biosfera di Cuchillas de Toa, area di oltre 2000Kmq dichiarati patrimonio dell’Unesco. Qui c’è la maggior foresta pluviale di Cuba, ricchissima di alberi dal legno pregiato. Il Toa è uno dei fiumi più lunghi dell’isola, circa 370 Km, quello dalla maggior portata e qui siamo quasi alla foce, prima che si butti in mare.

La navigazione è concessa solo a barche a remi, sono assolutamente vietati l’uso di motori, l’acqua è talmente limpida e pulita che vien voglia di berla. Sulle sponde si possono osservare gli alberi e le mangrovie, facendo un po’ di attenzione anche uccelli e grossi granchi colorati. Gli unici rumori sono i versi degli uccelli e l’incedere dei remi nell’acqua: il nostro parlare per commentare il bello che stiamo vedendo può sembrare un sacrilegio, ma è impossibile non farne. È ora di rientrare, la giornata è praticamente finita, lasciamo questa bellissima riserva naturale e torniamo verso la città. Ci fermiamo ancora a fare una passeggiata nel centro prima di rientrare in albergo. Baracoa meritava l’inserimento nel tour “storico”, per fortuna che il nostro giro ne contemplava la visita. Dalla finestra della nostra stanza è possibile vedere la bellissima baia e il monte, a forma di incudine, che la sovrasta. La giornata finisce con la cena e un’altra piccola passeggiata serale per gustare ancora in pieno il clima allegro della musica e dei sapori già descritti. Domani avremo nuovamente una giornata “piena” prima di trasferirci al mare.

Come sempre sveglia di buon’ora per sfruttare al massimo la giornata. Colazione e con i bagagli riprendiamo il nostro mezzo: destinazione mare. Prima però ci recheremo in una riserva naturale, a Cayo Saetia, natura selvaggia, jeep safari, assaggio di mare per via di una spiaggia tropicale bellissima e un po’ di tempo libero. Per raggiungere le spiagge di Guardalavaca, nostra meta finale, ci sono da percorrere circa 250 Km, ma a differenza di quanto fino ad ora fatto, la strada che percorreremo è decisamente disastrata. Manca in alcuni punti di asfalto, buche di grandi dimensioni impediscono al pullman di viaggiare a buona velocità. Il nostro autista si da un gran daffare per cercare di renderci il viaggio il più confortevole possibile.

Poiché siamo solo noi, con le nostre guide, sul mezzo, posso scegliere il posto migliore per fare fotografie della strada e di chi si incontra sulla strada. La più curiosa è quella di una motocicletta col sidecar. Il motociclista alla guida con il passeggero posteriore intento a mantenere fermo il casco del trasportato sul sidecar che, a mio parere o ha ancora i postumi di una sonora sbronza, oppure si è addormentato e non è nelle condizioni di reggersi da solo anche da seduto. C’è traffico sia pedonale che automobilistico: come già più volte scritto i mezzi sono i più variegati, dallo scuolabus al trattore, dalla motocicletta al carro trainato da animali, passando per le vecchie auto americane ai camion militari riadattati al trasporto delle persone e, naturalmente i soliti autostoppisti. La natura intanto sta cambiando: siamo passati dalle grandi foreste alle piantagioni di canna da zucchero e ai bananeti per arrivare a colline di terra incolta di color rosso. Probabilmente argilla utilizzata per la fabbricazione di laterizi.

Ogni tanto è visibile qualche fabbrica con le ciminiere fumanti: possono essere zuccherifici come centrali per la produzione di energia elettrica. Un grosso tubo, l’acquedotto, ci accompagna lungo la strada per svariati km. Ci sono sempre meno paesi e sempre più case isolate, ma come ci fa notare Erasmo, il medico non manca mai. Finalmente dopo circa quattro ore di viaggio, arriviamo alla riserva. Questa si estende su una superficie di 42Kmq, nella provincia di Holguin. Prima della divisione dell’Unione Sovietica qui si recavano i comunisti per battute di caccia alla zebra, all’antilope e ad altri animali provenienti dall’Africa. Adesso è diventata meta per l’ecoturismo dove è possibile osservare gli animali di cui sopra insieme a struzzi pascolare tranquillamente per le praterie, senza ignorare bufali indiani che si rotolano nel fango, una maestosa giraffa e tanti bellissimi cavalli selvaggi. Ad accoglierci alcune bellissime lucertolone dalla coda arricciata, ma anche una sorniona iguana per niente preoccupata della nostra presenza. La visita della riserva è concessa a gruppi, a bordo degli ormai arcinoti camion militari, su prenotazione. Il gruppo al quale ci dobbiamo aggregare è troppo numeroso, quindi rimandiamo l’escursione ad un secondo tempo. Questo ci permette di ammirare l’altra particolarità della riserva: il mare, con stupende spiaggette di sabbia bianca, fine fine che sembra farina.

Inevitabile un tuffo, quando mai ci capiterà una cosa analoga? Dopo il bagno pranzo in spiaggia, in attesa del mezzo che ci porterà a spasso. Nuovamente il gruppo in attesa è piuttosto numeroso e per noi è una fortuna: loro saranno caricati sul camion mentre per noi metteranno a disposizione un fuoristrada. In questo modo potremo girare e osservare il tutto con molta calma, l’autista si fermerà ogni volta che lo desidereremo e anche gli animali avranno modo di avvicinarsi a noi senza timore, come un curioso struzzo. Come detto, il giro prosegue tra bufali, cavalli, antilopi, dromedari e la giraffa, un vero safari, fotografico naturalmente ed è purtroppo ora di riprendere il pullman. Questa volta la nostra destinazione è davvero il mare: il tour nella natura è terminato. Sul nostro mezzo abbiamo ancora modo di chiacchierare con i nostri accompagnatori, il socio di Erasmo mi regala una collezione di fotografie su Cuba, dalla natura alla storia, compresa una bellissima galleria su Che Guevara. In cambio gli darò alcuni libri e fumetti in italiano in versione digitale.

Con Erasmo ci scambiamo gli indirizzi perché è nostra intenzione rimanere in contatto. Questa volta il viaggio ci sembra troppo corto anche se dura circa tre ore, la voglia di fermarci qualche giorno per godere del mare non è pari alla nostalgia di quanto abbiamo visto fino ad ora. Senza accorgercene arriviamo presso la struttura dove alloggeremo negli ultimi giorni. Salutiamo i nostri accompagnatori e il nostro autista che oggi personalmente non ho invidiato viste le strade che abbiamo percorso.

Check in presso il villaggio e iniziamo a guardarci intorno. Bella camera, spaziosa, che si affaccia su un grande giardino. La spiaggia è quella che abbiamo visto sempre sulle varie guide turistiche, sabbia bianca, mare dai vari colori, dall’azzurro al turchese attraverso tutte le tonalità di blu, e poi le palme da cocco a far da cornice al tutto. Qui incontriamo due dei nostri vecchi compagni di viaggio che avevamo salutato a Santiago e che avevano deciso di fare subito la settimana balneare. Comunque i quattro giorni che trascorreremo presso questa struttura saranno rilassanti, direi necessari dopo le fatiche, se così le vogliamo chiamare, del nostro girovagare cubano. Bel mare, bella spiaggia, buon cibo, buona birra, personale gentilissimo: un Eden. E purtroppo, arriva il momento della partenza.

In questa giornata avremo modo di parlare anche con l’assistente, dell’agenzia alla quale ci siamo affidati per questo soggiorno scoprendo un altro cubano. Abbiamo conosciuto Erasmo, laureato, figlio di insegnante, ha sempre lavorato in altri campi fino a dedicarsi all’attività di guida turistica. Lui ci ha fatto scoprire la Sua isola, descrivendoci le bellezze, orgoglioso di quanto ci faceva vedere e scoprire, pur criticando quando necessario, e si vedeva quanto amasse la propria terra e di quanto ne fosse orgoglioso. Il suo socio, l’ipertecnologico, con la voglia di aprirsi al mondo attraverso lo studio e la rete che cercava in tutti i modi di sfruttare. L’autista del pullman, una persona di grande disponibilità, sempre col sorriso in bocca, e non di circostanza. Poi tutte le guide locali anch’esse orgogliose della propria terra e delle sue bellezze.

Infine l’assistente del villaggio, un cubano ricco, o perlomeno a tale si atteggiava che, per farsi bello di fronte ai turisti con la puzzetta sotto al naso, vantava le sue ricchezze denigrando chi, secondo lui, non poteva permettersi i suoi privilegi perché incapace o svogliato. Ora che dovrebbe cadere l’embargo mi auguro che vi siano sempre più tanti Erasmo e socio che abbiano voglia di raccontare la propria terra con orgoglio e con amore, e che persone come l’assistente siano obbligate a fare un sano bagno di umiltà di cui hanno estremamente bisogno. Per chi fosse interessato ad un viaggio alla scoperta di questa meravigliosa isola ho scoperto che Erasmo si è aperto un sito personale dove offre la sua assistenza.

Il riferimento è a questo link in tre lingue, italiano, spagnolo e inglese. Visitatelo. Un’ultima cosa, personale: da anni ho problemi che riguardano alcuni valori anomali nel mio sangue, dovuti a un gene impazzito. Periodicamente faccio dei controlli per verificare se la cura che mi hanno prescritto da buoni frutti. Subito dopo questo viaggio dovevo sottopormi a questi controlli e, dopo quindici giorni di birra e mojito e cuba libre, avevo qualche preoccupazione.

Ebbene, i valori riscontrati erano i migliori degli ultimi anni: quasi quasi torno a fare il pieno. Scherzi a parte, va bene così e, per quanto mi riguarda, sono contento di aver visitato quest’isola prima che la fine dell’embargo, auspicata, porti a sostanziali e inevitabili cambiamenti e comunque: Hasta la victoria, siempre! Se vi siete persi qualche “puntata” del viaggio a Cuba, potete trovarle tutte qui. (12. Fine)

GIANFRANCO GONELLA

Foto: Gianfranco Gonella

Appunti Disordinati Di Viaggio ritorna venerdì 1 maggio

One Comment

  1. Gian Reply

    Il racconto è terminato.
    Sono passati già 5 anni e sembra trascorsa una vita: la presidenza democratica di Obama non c’è più e al suo posto vi è quella repubblicana di Trump, il quale tra le prime cose che ha fatto ha cancellato le aperture, anzi, le ha ulteriormente accentuate.
    Cuba, nel suo decennale embargo, sopravviveva anche grazie ai buoni rapporti con lo stato amico del Venezuela, che gli forniva il petrolio.
    In questo momento anche quest’ultima nazione ha un “rapporto particolare” con gli USA, Trump vuole sostituire la presidenza Maduro, definito un narcotrafficante, con quella di un suo protetto, Juan Guaidò e, per far ciò, applica anche verso il Venezuela una politica di chiusura totale.
    Cuba è nuovamente alla fame, quella più nera.
    Eppure, in questo tragico momento, è proprio dall’isola caraibica che arriva un aiuto concreto: una squadra di medici specialistici pronti e attrezzati a dare una mano alla nostra sanità, mai come ora in difficoltà.
    Non si possono negare gli aiuti economico-militare, che gli americani ci hanno dato per liberarci dai nazi fascisti e per la ricostruzione postbellica, ma sono passati ben 75 ani da allora e, citando un articolo pubblicato da “Il Fatto Quotidiano” di ieri, 8 aprile, a firma di Massimo Fini “…è possibile che nessuno in Italia abbia il coraggio di dire che legami “d’amicizia” fra Stati Uniti e Italia sono finiti, strafiniti, da tempo e che gli interessi fra Italia e Usa, fra Europa e Usa, vanno in direzione diametralmente opposta come nel Vecchio continente ebbe l’ardire di affermare solo la cancelliera tedesca Angela Merkel?”
    E , citando sempre lo stesso articolo, “per dirla in modo molto semplice con Luciana Littizzetto (a volte le battute dei comici sono più incisive di qualsiasi discorso) “quand’è che scade il mutuo?”.
    Cuba ci manda i medici, Trump impone nuovi dazi sulle nostre esportazioni.
    Chi è, oggi, il nostro “amico”?
    Arrivederci al prossimo viaggioracconto

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