Il Tempo Delle Api

Tutto inizia intorno ai miei 40 anni… con la netta sensazione che la mia vita girasse a vuoto.

di Giuseppe Rissone  Tempo Lento

Per la quinta storia lenta mi sono recato virtualmente a Roma, per incontrare Alessia Balucanti, che dopo aver abbandonato il lavoro in un istituto cinematografico, ha intrapreso l’attività di apicoltore, questa è la sua storia, dove le protagoniste sono le api, fonte di “liberazione dall’ossessione di controllo che ci viene quotidianamente instillata”.

Mi chiamo Alessia Balucanti, ho 46 anni e oggi faccio l’apicoltrice a Roma.
Tutto ha avuto inizio intorno ai miei 40 anni quando, in un confortevole ufficio di uno storico istituto “d’eccellenza” in campo cinematografico, ho cominciato ad avere la netta sensazione che la mia vita, da un po’ di tempo, girasse a vuoto.
Per anni ho convissuto con le mie due anime, che si dibattevano tra un desiderio crescente di fuga da quella vita ordinaria – nella quale ogni cosa era “al proprio posto” e le giornate tristemente scandite dal timbro di un cartellino (8.30 ingresso! 12.00 pausa pranzo! 12.20 rientro dal pranzo! 16.30 Uscita! “Hai beggiato il permesso banca?”, “Hai timbrato il servizio fuori sede??”) e il senso di responsabilità (o meglio “di colpa”) che mi teneva ancorata alla mia scrivania piena di carte e scadenze, al mio stipendio sicuro in uno degli ambienti più di nicchia del Paese, alla mia pensione assicurata.
La decisione di cambiare è stata fortemente travagliata, sofferta: la voglia di sottrarre la mia unica vita a certe dinamiche perverse di questa società mi ha permesso di accorgermi di essere stata io, fino a quel momento, il primo ostacolo di me stessa, tutte le volte che non mi sono ascoltata. La necessità di ridare valore al tempo e allo spazio – o semplicemente di recuperare il diritto alla felicità, a qualunque costo – insieme al pensiero terrorizzante di dover consumare tutta la mia vita in un sistema di gabbie che, osservate dall’esterno, restituivano un’immagine tragicomica del nostro attuale modo di vivere, sono stati la spinta a dire basta, a scegliere ciò che ritengo il meglio per me senza subire il “ciò che ci si aspetta da me”.
Semplicemente, mi sono ascoltata. E come conseguenza sono comparse le mie prime due arnie in giardino.
Il desiderio era questo: trovare un modo, nella mia quotidianità e nella mia città, di ricostruire una relazione sana con “il mondo intorno”, di scegliere dei ritmi di vita più “naturali” e di realizzare un contatto pieno con la natura, in simbiosi con l’ambiente. L’esigenza è stata quella di recuperare un concetto di tempo “biologico”. Di solito abbiamo un’idea molto razionale del tempo: le cose avvengono progressivamente, per fasi successive, per programmazione. In apicoltura queste regole non valgono più: il tempo delle api è scandito da lentezza e da moti improvvisi, una specie di impeto, di impulso, di scoppio (perfettamente in coerenza col mio carattere). Non c’è mai una regola ferrea da seguire, perché la vita delle api è fortemente influenzata dalle condizioni climatiche, che modificano profondamente i loro (e i miei) comportamenti e le loro (e le mie) esigenze: grazie a questa variabilità, l’apicoltore sviluppa la capacità di percepire cosa avviene nell’ambiente ed è così che il mio “stile di vita” finisce per essere fortemente legato ai ritmi delle api e della natura. Ho trovato questa modalità di vita affascinante ed appagante, oltre che più naturale rispetto ai ritmi disumanizzanti della società attuale e del modus vivendi che ci è stato imposto. In totale contrasto con le “regole” a cui siamo assoggettati fin da bambini, oggi la mia vita è fondata su un recupero dell’elasticità, sulla naturale accettazione della variabilità continua (che rende tutto più stimolante e che mi impone di rimettermi in gioco ad ogni stagione), sulla libertà di “cambiare programma”, di non fare quello che pensavo ma piuttosto di rispondere a quello che accade. Nel lavoro di allevatrice di api ho scoperto la libertà di esprimere me stessa attraverso le mie scelte, sempre legate all’osservazione dei segnali che mi trasmette l’alveare di stagione in stagione e di stabilire di conseguenza un rapporto molto personale con i miei alveari. Grazie all’assenza di regole e certezze, le api mi (ci) liberano da quell’ossessione di controllo che ci viene quotidianamente instillata, perché sebbene l’uomo le abbia fornito un confortevole ricovero, l’ape non ha ceduto in cambio la sua indipendenza, conservando nel tempo la propria autonomia biologica. E su questo concetto, invito ad una meditazione più ampia.
Nel “tempo delle api” benessere, soddisfazione e pienezza di me, hanno trovato la loro contemporanea realizzazione. Intorno a questi ritmi naturali, stagionali, si è creata una rete di relazioni, di incontri “coerenti” con questo stile di vita: ho scelto di consegnare personalmente il mio miele e di mettere nelle mie consegne la faccia, la voce e l’anima, in totale contrapposizione alle modalità anonime della grande distribuzione; ho la possibilità di incontrare “l’altro” e di dedicargli più tempo e attenzione: posso parlargli di me, del miele e delle api; ho modo di chiedere, di rispondere alle curiosità, di appassionarmi ad alcune vite diverse dalla mia, di incuriosirmi, di condividere passioni e comprendere alcuni malesseri di cui mi sono liberata e di crescere ogni giorno attraverso gli altri, quelli che prima non conoscevo affatto. Quelli che non vedevo, perché dovevo correre “a fare cose”.
Oggi ho la possibilità di proporre una riflessione a chi vive “in difesa”, a chi soffre la propria condizione, a chi teme i cambiamenti: scelte alternative, fuori dagli schemi consueti (o imposti) sono possibili e realizzabili. La rinuncia ad una serie di bisogni indotti – espressione di questa società nevrotica – libera spazio utile dentro e fuori di noi: questo spazio può essere riempito da sogni e passioni. Ora so che nessuna ricchezza materiale sarebbe sufficiente a dare valore alla mia vita più di una situazione di armonia e di benessere interiore.

Dico spesso che la mia passione per l’apicoltura è, in realtà, un modo per provare a cambiare il mondo.

Se volete seguire le attività di Alessia questa è la sua pagina Facebook

Foto: Alessia Balucanti ≈ Prossimo Appuntamento: Lunedì 12 Aprile

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