Il Tempo Della Semina

“Il tempo della semina”, il momento in cui si mette a dimora il seme, lo si cura per farlo germogliare, per farlo diventare pianta.

⇒ di Gianfranco Gonella Il Mito Ostinato

Ben ritrovati cari amici bradipolettori. La settimana appena trascorsa ha portato alla ribalta, se ancora non fosse stato chiaro a tutti, quanto il denaro sia più forte della ragione. È ancora forte l’indignazione per quanto sta emergendo a riguardo della tragedia della seggiovia del Mottarone, un sistema di sicurezza salvavita volontariamente manomesso per poter fare più corse, per incassare di più.

Giocare alla roulette russa con i passeggeri ignari di quanto ordito alle loro spalle, “tanto cosa vuoi che succeda…” è degno di un film del terrore, ma del resto siamo in estate e questo è il tipico genere di film che la fa da protagonista nelle sale cinematografiche per questa stagione.

E che dire di quei partiti populisti che hanno e continuano a chiedere aperture indiscriminate e che, per accattivarsi se ancora non bastasse, i favori della Confindustria e compagnia bella, hanno cercato di reintrodurre nel decreto riaperture le aste al ribasso che, come sappiamo bene, hanno portato solo a tagli agli stipendi dei lavoratori, al taglio della sicurezza, all’inserimento delle mafie nel mercato del lavoro.

Il tutto mentre l’INAIL pubblicava il rapporto sui primi 4 mesi dell’anno, dove si leggeva che vi sono già stati 306 (trecentosei) morti sul lavoro, circa il 10% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Per leggere il rapporto vi lascio il link dell’articolo tratto da LaRepubblica.it

Per fortuna, grazie alla concertazione con i sindacati, almeno questo articolo è stato stralciato. Altra cosa passata nonostante la mobilitazione di varie associazioni tra le quali Libera, qui in Piemonte le forze di maggioranza hanno nuovamente rimesso in discussione una buona legge, votata a suo tempo all’unanimità sia da maggioranza che da opposizione, liberalizzando di fatto il ripristino delle macchinette mangiasoldi dei gonzi nei bar, nelle sale gioco, nelle tabaccherie, modificando i limiti imposti per il distanziamento dai luoghi sensibili, come scuole, circoli e altri centri di aggregazione. Grande indignazione, ma questi partiti sono ancora ai primi posti nelle preferenze elettorali.

Quello che personalmente mi ha lasciato con l’amaro in bocca è quanto letto nell’articolo che trovate, anche in questo caso, su LaRepubblica.it

Triste pensare che a pronunciare la frase: vai via, questo scivolo è solo per bambini bianchi rivolgendosi ad un bambino di appena 2 anni sia stato un altro bambino non ancora dodicenne, coadiuvato da altri bambini pari età. Sicuramente l’orribile frase e quel che ne è seguita non è farina del sacco del bambino, sicuramente ha riportato quanto appreso in famiglia, da qualcuno a lui vicino più grande di lui. Quindi mi riallaccio al titolo dell’articolo, Il tempo della semina, il momento in cui si mette a dimora il seme, lo si cura per farlo germogliare, per farlo diventare pianta.

Se la “semina”, modo come un altro per dire “educazione”, fatta da chi di dovere verso questo fanciullo è stata questa, provate a immaginare una volta diventato pianta che tipo di frutti potrà dare. Sarò discriminatorio, ma siamo ancora in tempo, togliamo la patria potestà ai suoi genitori e cerchiamo di insegnargli almeno la buona educazione. Questo esempio, ma ce ne sono purtroppo tanti altri, serve a chi ancora non ha capito di quale forza siano i partiti populisti già più volte citati. Grande indignazione, ma questi partiti sono ancora ai primi posti nelle preferenze elettorali.

Del resto è nel nostro DNA essere come il Tafazzi, il personaggio che si batteva con una bottiglia i genitali. Sappiamo che ci fa male, ma continuiamo a votarli.

La parte musicale è appunto “Il tempo della semina”, brano eseguito dal gruppo “Biglietto per l’inferno” scritto nel 1975, ma pubblicato solo nel 1992. Il gruppo dopo il primo album pubblicato nel 1972 sembrava lanciato verso una buona carriera, ma non fu così. A produrre il loro secondo Lp si propose Eugenio Finardi, in virtù del fatto che ormai molto del lavoro era già stato fatto. Purtroppo la casa discografica per la quale incidevano, la Trident Records, nel frattempo fallisce e il lavoro rimane nel cassetto. Il gruppo si scioglie, il tastierista Banfi intraprese una carriera solistica, il batterista Gnecchi collaborerà con Franco Mussida della PFM nei suoi lavori da solista mentre il cantante Canali, autore anche di testi spesso in polemica con il clero, dopo un’esperienza mistica con gli Hare Krishna nel 1994 prende i voti come monaco benedettino. Niente male per il leader di un gruppo dal nome “Biglietto per l’inferno”.

Così arriviamo come scritto al 1992 quando un’etichetta indipendente, specializzata nel recupero e nella riscoperta del progressive italiano, la Mellow Records, pubblica questo disco da cui è tratto il brano in questione. Buon ascolto.

⇒ Foto: repstatic.it ≈ Prossimo Appuntamento: martedì 29 giugno

5 Comments

  1. Claudio Savergnini Reply

    … e non dimentichiamo che chi semina vento raccoglie tempesta! Tra le varie cose che hai elencato oggi, caro Gianfranco, quella dello scivolo per soli bianchi mi pare emblematica di uno stato di cose che nella testa della gente è più diffuso di quanto noi si possa credere; i tempi della semina, da sempre, si sono alternanti ad ogni anno e oggi stiamo raccogliendone alcuni frutti. Molo tempo fa ho svolto per un periodo un lavoro di vendita porta a porta; suonavo i campanelli e a chi mi apriva (non tutti lo facevano) proponevo l’acquisto di una cassettina per il pronto soccorso (ne portavo alcune sotto il braccio e se ne poteva esaminare il contenuto prima di acquistarle); mi veniva riconosciuta una provvigione di lire 1000 ogni pezzo venduto, che dovevo piazzare a 7000 lire cadauno. Se la trattativa mi portava a fare uno sconto, lo toglievo dalle mie competenze e con quel ricavato mi dovevo comprare anche i panini del pranzo. Nei giorni fortunati riuscivo a venderne anche 10 ma non erano poche le volte che ne piazzavo solo due o tre e, spesso, pagato il conto del bar, a sera scoprivo di aver lavorato una giornata senza portare a casa un soldo. Però, mentre attendevo qualche chiamata per dei colloqui di assunzione, non stavo a girarmi i pollici e tentavo in modo “onesto” di pesare il meno possibile sulla mia famiglia. Ho messo le virgolette a onesto perchè ovviamente ero assunto in nero, quindi, se vogliamo essere rigorosi, ero anch’io complice di una truffa allo Stato; ma ho usato quella parola solo per sottolineare che ero onesto almeno nei confronti dei clienti: lo stesso prodotto allora lo vendevano alla Metro e costava poco di meno, non era certo una truffa!
    Per svolgere quell’attività mi presentavo in modo decoroso, con giacca e camicia; inoltre sai che l’educazione nell’approccio e a non essere insistente, io l’ho sempre avuta nei miei comportamenti (oltre che alla semina, i miei genitori avevano provveduto anche a “innaffiare” in modo corretto) Eppure, considerate queste premesse, ho ricevuto molte porte in faccia, tante reazioni infastidite e addirittura minacce di chiamare i vigili se non me ne andavo via subito; ricordo in particolare un signore che mi allontanò in modo molto più che sgarbato, spintonandomi e gridandomi con tono sprezzante un bel: VAI A LAVORARE!!! Era il 1978, io ero giovane e volenteroso, gentile, non ero uno zingaro o un accattone ma tanti mi han trattato comunque come una merda! Oggi invece sento di persone che aprono la porta a gente in tuta da operaio, si fanno convincere a spostare l’oro e i gioielli nel frigorifero per proteggerli da chissà quali radiazioni e vengono poi derubati di tutto… Non mi fa molto onore quanto sto per dire ma il pensiero che tra questi truffati possa esserci qualcuno di quelli che nel fiore degli anni maltrattavano senza motivo me e i miei colleghi, mi fa un po’ sorridere. E chissà, è possibile che costoro abbiano oggi dei nipoti che girano per le case a suonare i campanelli, per tentare, con metodi truffaldini, di far cambiare il contratto di fornitura delle utenze di luce e gas a qualche sprovveduto. Chissà se hanno il coraggio di urlare, adesso, ai loro figli e nipoti disoccupati di andare a lavorare…. non sembra questo un bell’esempio di nemesi storica?
    Quando intervengo sui tuoi articoli, Gianfranco, qualche volta ho il timore di essere andato infine un po’ fuori tema ma il fatto è che gli esempi che porti mi fanno partire certi ragionamenti che una volta innescati non riesco a tenere solo per me. Il punto cui volevo giungere facendo il mio esempio è che tanti di quelli che oggi appaiono come vittime sono stati anche carnefici e che ancora troppi pregiudizi ottundono le menti della gente a tutti i livelli sociali; per questo io non mi stupisco che uno o più ragazzini vadano ai giardini e tentino di applicare l’apartheid alle giostre. Posso solo augurarmi che i semi di una nuova Rosa Parks e di un novello Mandela siano già stati piantati… perchè presto ne avremo bisogno, proprio qui da noi!
    Sono sempre graditi i brani musicali che proponi e, quando ci sono, le informazioni sulle formazioni e i loro componenti. Di Biglietto per l’Inferno avevo ascoltato qualcosa qualche anno fa, quando per alcune sere mi ero messo a cercare specificatamente gruppi di rock progressivo italiano ma poi me li ero persi per strada; mi ha fatto piacere riscoprirli oggi e te ne sono grato. Voglio segnalare a te a chi leggerà queste righe, un altro brano dello stesso gruppo dal titolo “Vivi Lotta Pensa” https://www.youtube.com/watch?v=k-xKg8aasQk
    Non so se sono stato un po’ condizionato dal fatto che hai citato il batterista e la sua collaborazione con Mussida, fatto sta che al primo ascolto questo brano mi ha evocato una somiglianza di stile col la PFM e mi è piaciuto molto. Segnalo questo brano perchè nel testo vi ho ravvisato qualcosa che ha una qualche attinenza alle problematiche che hai esposto nell’articolo; e poi già il titolo, da solo, merita attenzione: potrebbe essere un mantra valido per tutti, in ogni momento e per ogni occasione: vivere, lottare ma sopratutto pensare!

  2. Gian Reply

    Come non condividere parola per parola quanto hai scritto, Claudio.
    Sarebbe facile rifugiarsi dietro alle solite frasi fatte, “ai nostri tempi….oggi non ci sono più i vecchi valori….si stava meglio quando avevamo meno….”.
    Eppure anche ai nostri tempi certi modi di comportarsi, di pensare erano visti male dalle generazioni che ci avevano preceduto.
    Ma allora cosa è cambiato da ieri a oggi?
    Forse che ci accontentavamo di avere meno, ma forse anche perchè non c’era tanto di più?
    Oppure avevamo fame di conquiste che oggi invece sono date per scontate?
    Ieri scrivevamo, a mano, una lettera, la imbustavamo, la affrancavamo e cercavamo una buca postale per spedirla; se andava bene 3 o 4 giorni dopo arrivava a destinazione e, altri 3 o 4 giorni ricevevamo risposta.
    Oggi per fortuna col PC scrivi una mail, inserisci l’indirizzo di posta elettronica e la inoltri: tempo pochi secondi ed è già arrivata a destinazione e, questo dipende da chi la riceve, una risposta ti giunge in pochissimo tempo.
    Ma il PC è già superato, col telefonino puoi avere una messaggistica immediata, mandi allegati, condividi foto e filmati, forse ogni tanto ti ricordi che si chiama telefonino e allora, magari, telefoni a qualcuno.
    E qui la nota dolente, nelle chat di messaggistica arriva di tutto, condividi di tutto, inoltri quasi a occhi chiusi quanto ricevi magari senza neanche leggere o vedere di che cosa si tratta.
    Così una stupidaggine, condivisa da molti diventa virale e una bufala per il solo fatto di essere stata inoltrata a chissà quanti, va a finire che diventa reale.
    Non ci voglio ritornare, ma oggi più di ieri c’è ancora chi è convito che “striscia la notizia” sia un vero TG e che le inchieste delle Iene siano giornalismo d’assalto salvo poi, dopo verifica contraria, darne smentita magari verso l’una del mattino a fine trasmissione, quando ormai pochi stanno ancora guardando la televisione.
    Quindi se questa generazione è così di chi è la colpa?
    Se una certa classe politica ha fatto breccia nei luoghi comuni della gente di chi è la colpa?
    Se uno strumento utile come il telefonino è diventato il luogo dove custodire i propri trofei di caccia da esibire ad alti gretti come noi di chi è la colpa?
    Mi viene in mente che tanti anni fa, era il 1971, avevamo scritto e rappresentato una “veglia” scout dove raccontavamo di una moderna natività, con un operaio, Giuseppe, e di una moglie, Maria, che alla vigilia di Natale non trovano posto in ospedale per far nascere il loro bambino perchè non hanno soldi ne assicurazione.
    Troveranno conforto solo a casa di una prostituta, ma il bimbo nascerà morto.
    Descrivevamo già allora del “perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto, il Dio che è morto” (F.Guccini).
    Sarebbe seguito dibattito e un genitore indignato ci apostrofò ricordandoci quanto questo fosse dovuto dalla generazione di “questi giovani, senza valori, drogati, ecc. ecc.” .
    E qui la risposta che mise fine alla discussione, quella di Gabriele. che disse: “siamo figli vostri, ricordatelo, siamo figli vostri”.
    Ecco di cosa ci dovremmo ricordare, che sono figli nostri e che quello per cui alcuni sono ricordati per le loro malefatte è che, alla fine, glielo abbiamo insegnato noi, oppure abbiamo fatto poco perchè non lo imparassero da altri.

  3. Gabriele Monacis Reply

    Nel 1971, anno più, anno meno, abbiamo anche messo in scena una gag : ” La panchina “. C’era Gregorio, Guido, Claudio, Gabriele e Gianfranco. Si stava stretti su quella panchina, ma eravamo come su una barca del tempo. Il pubblico fatto di amici e parenti rideva a crepapelle. Noi eravamo fieri delle nostre fragili capacità artistiche. Compiaciuti per l’allegria che riuscivamo a trasmettere in una città dove si rideva poco e le facce erano quasi sempre preoccupate per il futuro. Sono passati tanti anni, abbiamo dedicato tanto tempo a tentare di lasciare questo mondo migliore di come lo abbiamo trovato, come recita un vecchio adagio dei boy scout. Eravamo quelli della band, il mito ostinato. Eravamo belli, giovani, con la risposta pronta. Avevamo avuto validi maestri di vita come Bruno Ventigeno, come Alberto Mantovani. Siamo ancora coesi. Un abbraccio fratelli per sempre!

  4. Claudia Reply

    Che belle cose avete detto a quanti bei ricordi di noi che eravamo non solo scout ma persone semplici come dice giustamente Claudio con sani principi e tanta voglia di lavorare! Io penso che siamo stati capiti e anche criticati ma quello che dobbiamo trasmettere ai nostri figli sono i valori umani e soprattutto il rispetto delle persone di qualunque razza e ceto sociale! W i ragazzi della panchina! A proposito Se ci viene voglia di fare due chiacchere mi trovate ai giardinetti del Vianney tanto amati anche dal nostro Bruno! Un abbraccio a tutti! Claudia

  5. Guido Bertolusso Reply

    Brutti bastardi…così non vale, così mi ci tirate dentro per i capelli mentre io ho sempre bisogno dell’ispirazione, del colpo di fulmine, anche solo per scrivere qualcosa che dia soddisfazione almeno a me!
    Ma così facendo non stiamo snaturando la categoria della rubrica di Gianfranco che è “Politica”, credo più in senso moderno che non necessariamente ellenistica e filosofica, non la stiamo trasformando in uno scambio di corrispondenza epistolare tra amici piena delle nostre nostalgie?
    Se questo sta bene a tutti sta bene anche a me!
    E allora: abbiamo sicuramente avuto tanti buoni maestri e alcuni ci sono forse più cari di altri e questa è stata una fortuna inestimabile, e abbiamo avuto tante esperienze diverse nelle nostre attività ricreative, avventurose e di servizio sociale – e tante ne abbiamo avuto che stento a ricordarle tutte !!! -, ma noi, credo, siamo stati sempre semplici, spontanei, ricettivi, curiosi e socializzanti con tutti, mai violenti, mai discriminanti, mai razzisti, ma sempre aperti agli altri, e abbiamo fatto anche della nostra comicità un modo per far giungere noi agli altri usando a volte la satira e la critica.
    Che cos’è questa che reputo sia stata una mia fortuna, da dove viene e sopratutto come l’ho usata?
    Mi è sempre piaciuto credere che tutto sia iniziato nei primi giorni della mia 2^ elementare: allora nella nuova “Carlo Collodi” ci eravamo trovati, ricordo, in sessanta bambini tutti nella stessa classe (l’Italia non aveva problemi demografici allora!, aveva gli stessi problemi irrisolti che continua ad avere oggi, ma almeno di figli c’era ancora il coraggio di farli), ebbene ci separarono a caso e il Caso, il Fato, il Destino volle che io finissi lì, in un gruppo che nel futuro scoprii fosse il gruppo della mia vita.
    Ugualmente posso dire che la stessa situazione determinante si confermò all’inizio della mia 1^ media: ritrovai un buon numero di compagni delle elementari più qualcun’ altro…
    In quegli anni mi hanno insegnato il valore della Libertà e di alcuni suoi attributi come diritti-doveri-solidarietà, ho imparato a cercare sempre la Libertà, ma ho avuto, mi ripeto, la fortuna di conoscere persone che da allora mi hanno insegnato a sentirmi un uomo libero, o, perlomeno, a tentare di essere libero.
    Purtroppo la tua Libertà non vale molto se è fine a se stessa, auto referenziaria e non rivolta all’esterno, per cui tirando le somme oggi non mi sento soddisfatto di ciò che ho fatto, o meglio di ciò che avrei potuto fare e non ho fatto durante la mia vita: è vero ho contribuito a crescere un buon figlio, ma come lo sono più o meno tutti i figli degli amici miei; e poi… come ho operato nel migliorare il mondo, a liberare altri se quello che vedo adesso non è che fallimento? Forse ho solo sempre cercato di salvaguardare il mio piccolo appezzamento…
    Parafrasando Pablo Neruda posso ben dire “confesso che ho vissuto”, ma non che “ho lasciato il mondo migliore di come l’ho trovato”, anzi mi viene sempre più spesso da chiedermi che cosa ho fatto io in questi ultimi cinquant’anni perché le cose andassero meglio, anche solo un po’ meglio…
    Adesso, che alle soglie dei miei sessantacinque anni mi ritrovo già a con divertito stupore a contare i giorni che mi restano, vedo mio figlio, migliore di me, laureato, precario a tempo indefinito con una gran volontà, ma senza nessuna possibilità, vivere in un mondo che mi fa schifo per quanto è ingiusto, corrotto, sempre meno libero e sporco in tutti i veri sensi della parola, e penso che è stata anche colpa mia e adesso sì, me ne vergogno…
    … unica consolazione è la certezza che ci siano stati nella mia vita un Claudio Gabriele Gianfranco Gregorio – e mi scuso con tutte le donne e gli uomini che ricordo e non cito per ovvi motivi di spazio- che in qualche parte del mondo e nel tempo mi hanno aiutato a sentirmi solamente Guido.
    Saluti realisti, più che pessimisti delusi, a tutti

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