Il Minotauro In Casa
(homo tele-stultus)

Il lavoro smart sconvolge abitudini e valori. Prende forma un nuovo umanoide, Sapiens-sapiens in pericolo.

Questo appuntamento con Tempio Aperto nasce quando il suo paroliere traguarda tre mesi e mezzo di “clausura lavorativa” nella sua pur confortevole casetta. Così viene quasi spontaneo parlarvi di una delle poche cose che, piaccia o meno cambierà, ci segnerà per sempre quando COVID19 sarà solo uno dei tanti miliardi di virus che ci portiamo appresso, più o meno vivi. Si tratta di una modalità di lavoro che grande eco oggi riscuote grazie alle salvifiche quarantene di tantissimi di noi. Per aver permesso alle nostre imprese ed alle nostre esistenze di uscirne indenni.
Chi vi scrive si sente più un parolaio che un indovino, ma tutto lascia supporre che una svolta epocale bussa al mondo del terziario privato e delle amministrazioni pubbliche, tanto per cominciare. Lo scenario che scorre in una mente decisamente novecentesca è al tempo stesso affascinato ed inquietante.
Il lavoro agile (in italiano, che così lo distinguiamo dal tele-lavoro di cui più avanti) fa capolino per legge nel 2017 n. 81 ed inserito in un testo complessivo dedicato, vedi vedi, alla tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale ed a “forme di flessibilità nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”. In sintesi, diciamo che da un canto la normativa ha il pregio di estendere determinate tutele -tipiche del rapporto di lavoro dipendente- al lavoratore autonomo, ovvero a quella figura che con piccoli mezzi, braccia e mente, a proprio rischio presta opere a terzi (ad es. l’idraulico, il piccolo esercente, il maestro di violino…); dall’altro consente al datore di lavoro di ogni ordine e grado di proporre, anche per i neo-assunti, una modalità di prestazione subordinata del tutto innovativa per i caratteri di straordinaria flessibilità che la contraddistingue dalle tradizionali otto ore in azienda.
Quella di legge è una disciplina-quadro, che va dettagliata in accordi sindacali fino ad oggi siglati solo a livello aziendale, che è facile intuire come l’anello più debole della contrattazione collettiva. Unici punti fermi rimangono la volontarietà (ma se te lo chiede il datore che sta per assumerti..?) e per alcuni giorni della settimana lavorativa; l’applicazione del medesimo trattamento retributivo dei contratti nazionali (ove applicati) ed almeno sulla carta la tutela su infortuni e malattie professionali. Ma su prevenzione, sicurezza, microclima, beni strumentali e connessioni varie, l’onere non è più a carico del padrone del vapore (come fu nel lavoro a distanza o telelavoro appunto) ma è come se foste nei il panni del mio padrino commercialista. Un Minotauro 3.0 (non il padrino, povero; voi lavoragilisti!): testa da fantozzi, braccia busto e gambe da brambilla.
Ma proviamo a fare un piccolo sforzo di positività e vedere il bicchiere pieno, diamine, di questo “smart working”, come si usa dire on the road. Yeah!…in quei giorni su cui ti sei accordato di lavorare a casa, conquisti il diritto di organizzare a discrezione la giornata e mettere insieme tempo lavoro e tempo extra, in base alle ore che comunque devi al datore ed ai tuoi impegni privati. Fico! Liberàti dall’ansia di dover accompagnare i figli a scuola e di giungere in tempo a timbrare la cartolina, è davvero una bella conquista; non dover chiedere ai nonni (se ci sono), soprattutto se si ammalano i piccoli o hanno necessità della presenza di un adulto per qualsiasi altra ragione; seguirli nei compiti a casa, mitico! Se poi la ditta è distante da casa, una manna, ti alzi all’ora beata o prima fai un po’ di running, la doccia, colazione evvai alla 1500^ riunione skype dell’anno più pimpanti che mai! Ed ancora, puoi alternare un giorno lavorativo in ufficio ed il successivo dove ti pare, al bar, in riviera, al centro commerciale o alle Fiji… E’ davvero Prometeo, liberato dalle catene del lavoro!
Proprio così?
Se utilizziamo una visione un pochino più prospettica, da quello stesso quadretto idilliaco ma dal sapor di base per altezza, non possiamo non immaginarci il rischio di quale  sconvolgimento avrà sulle nostre vite il lavoro dipendente, al chiuso di casa. Sì, perchè dobbiamo pur rappresentarci che all’interno delle mura domestiche, invalicato centro di pimordiale esercizio dei primari affetti, del riposo dalle fatiche, della convivialità intima insomma, viene ad incunearsi un “corpo estraneo” ed indifferente a tutto ciò, che potrà prendere un largo invero non più determinabile nei ritmi della giornata. Non solo, ma sarà una condizione non creata sullo stereotipo del lavoro autonomo o dettata secondo i naturali spazi e tempi dell’impresa familiare agricola, bensì un’incursione del lavoro eterodiretto, non autopianificata ma brutalmente subita alle profondità degli equilibri familiari ed esistenziali già oggi così precari.
Qualcuno mi richiamerà a quell’altra straordinaria trovata del co-working: un surrogato dell’ufficio in open-space, dove si condividono ambiente e spese tutte (compresa quella di “affitto” della postazione) insieme ad esseri che vedi oggi e domani chissà. Se non fai amicizie o non ti innamori ti viene servito un non-luogo fisico e tutto il resto virtualizzato sullo schermo che hai di fronte; spiacente, ma il Minotauro 3.0 non muterà di un cromosoma le sue sembianze. Se vi piace parliamone, personalmente è una soluzione che non appartiene alle mie corde, disperatamente oscillanti e senza rete ad un tempo che fu.
Il filo di Arianna? La forza contrattuale del sindacato, cioè di tutti noi, è andata nei decenni scemando, il vecchio pugile Campione che vinse lo Statuto dei lavoratori non si è ancora rianimato dal pestaggio della marcia dei quarantamila; il KO, senza minima difesa, nel round del licenziamento economico. Pertanto non riesco ad intravedere quantomeno nel medio termine, un argine di fronte a quella che si presenta come la mutazione decisiva per la comparsa all’orizzonte dell'”homo tele-stultus”. Sbaraglierà tutto e tutti!
Foto: Gian Michele Spartano
Tempio Aperto ritorna martedì 28 luglio

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