Il Concerto Dei Destini Fragili

Un’inedita riflessione sulla pandemia da uno dei migliori giallisti italiani.

⇒ di Sara MiglioriniIl Bradipo Legge

C’è un medico, in gamba, appassionato del suo lavoro al punto tale da avervi sacrificato anche la vita privata, che non si risparmia per aiutare i colleghi con turni extra e per alleviare le sofferenze dei malati affidati alle sue cure. Un medico che per la prima volta nella vita, sua e dell’umanità, si trova ad affrontare una malattia sconosciuta, un medico a cui si presentano scelte insostenibili per la coscienza di un uomo.

C’è un avvocato, giovane e di successo, tanto spregiudicato nella professione quanto abbandonato a sé stesso nella vita di ogni giorno. Un avvocato che, per riempire il vuoto lasciato dall’unica donna mai veramente amata in vita, si butta via tra doghe e festini, come se lo sballo sfrenato di tante sere potesse compensare la solitudine che si porta nell’animo.

C’è una donna, costretta ad abbandonare il proprio paese alla ricerca di un futuro migliore per sé e la figlia. Una donna che perde improvvisamente un misero lavoro in nero, per lei tanto prezioso, e si trova chiusa tra le pareti domestiche, senza prospettive e senza tutele, alla mercé di un uomo disoccupato ed alcolizzato, miscela esplosiva per l’incolumità sua e della figlia.

Tre personaggi diversissimi tra loro, appartenenti a realtà distanti e in apparenza senza possibilità di convergenza e che, invece, a un certo punto s’incrociano. In un ospedale.

Dall’alba dei tempi la narrativa è finzione, ma anche rielaborazione della realtà che l’umanità si trova a vivere ed è, quindi, inevitabile che gli scrittori contemporanei provassero a narrare e a narrarci quanto tutti noi abbiamo vissuto nell’ultimo anno, ovvero il covid 19 e la pandemia. Lo fa, con grande sentimento e passione, Maurizio de Giovanni ne “Il concerto dei destini fragili”.

Abbandonati temporaneamente i gialli e i magnifici personaggi da lui creati, dal commissario Ricciardi a Sara Morozzi, da Mina Settembre ai bastardi di Pizzofalcone, De Giovanni prova a raccontarci il virus, senza mai nominarlo una sola volta, prova ad investigare cosa siamo diventati a causa del virus, quando le preoccupazioni, le gioie e i dolori che avevamo prima della pandemia non sono stati più gli stessi, quando noi non siamo stati più gli stessi di prima.

C’è tutto quello che abbiamo vissuto noi stessi in questi tre personaggi: lo smarrimento, la paura di non farcela, l’angoscia per le persone che amiamo e che non potevamo raggiungere, la solitudine, l’ansia di proteggersi e proteggere, la voglia di andare avanti nonostante tutto. Tre destini diversi che s’incrociano nel mezzo di una situazione mai immaginata, tre destini che l’autore immagina simili a tre strumenti, ognuno dei quali chiamato a rivestire il suo ruolo nel concerto dell’umanità, tre strumenti che sono specchio dell’umanità intera.

Confesso che ero abbastanza restia ad accostarmi alla lettura di questo libro, forse perché, dopo aver vissuto nella vita reale la pandemia con tutto quello che ne è conseguito, almeno alla lettura chiedevo altro, di farmi evadere e pensare a tutto tranne che ancora al covid. Ho superato questa titubanza solo grazie al nome dell’autore, perché lo so abile nel tratteggiare personaggi e situazioni con un tocco raro di empatia. Non mi sono pentita della scelta fatta. Con maestria, senza mai eccedere nei toni, credo che de Giovanni sia riuscito a cogliere l’essenza di questo particolare periodo storico e, come quando bisogna elaborare un lutto, la lettura di queste tre storie intrecciate ci aiuta a guardare meglio dentro noi stessi e ad accettare con nuova consapevolezza quanto sta accadendo.

⇒ Foto: Sara Migliorini ≈ Prossimo Appuntamento: Venerdì 5 marzo

6 Comments

  1. Laura Reply

    È sempre cosí. La guida alla lettura é piú che mai importante per scegliere. Soprattutto per scegliere di leggere.

  2. Susanna Tamplenizza Reply

    Grazie Sara, è molto importante riflettere sulle esperienze vissute, ed è ancora più significativo se a portarci per mano in queste riflessioni sono degli autori e dei recensori che amiamo!

  3. Teresa bozzi Reply

    Mi hai fatto venire la voglia di leggerlo, anche se non amo molto l’autore! Il tempo non mi manca certo.

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