I Diritti Non Arrivano Dal Pianeta Papalla-1

La Costituzione traccia le linee-guida della retribuzione, per lo più eluse nei contenuti.

⇒ di Gian Michele Spartano Tempio Aperto

Mentre la natura con la sua invisibile armata COVID19  continua inarrestabile a protestarci un cambio di rotta, le vacue risposte in difesa del fortino “status quo” non sono altro che strette sempre più soffocanti alle nostre libertà; Tempio Aperto decide come si era ripromesso, di portarvi controcorrente, per i “meandri” della nostra Costituzione. Vi sembrerà che esageri, ma se ci incamminiamo oltre le parti più conosciute (scusate…meno ignote…) dei principi fondamentali, troviamo qua e là delle piccole gemme incastonate sulle pareti di questa piccola miniera semi-abbandonata dei nostri diritti.
Quella che sto mirando e rimirando da un bel po’ ci viene presentata nella prima parte dell’art 36. Dentro vi troviamo questo: “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità ed alla qualità del proprio lavoro e comunque sufficiente ad assicurare a sé ed alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa.” Se non ricordavate, andate di grazia a rileggerlo, trenta secondi della vostra vita in tutto.
Ve ne parlo anche perché si è dato un micro spazio nei media allo sciopero di qualche giorno fa dei metalmeccanici, categoria di riferimento delle dinamiche salariali. 150 Euro per il triennio in busta paga, per un contratto scaduto da oltre un anno. Siamo ad un binario morto.

Torniamo quindi al nostro articolo 36. Non sto qui a fare le pur giuste premesse su equilibrismi e mediazioni fra le diverse estrazioni culturali e politiche dei Costituenti, nella redazione di tutta la parte dedicata ai rapporti economici della nostra Carta. Ma questo è il risultato finale, in perfetta armonia con quel che segue e precede questa norma. Direi, se ci riflettiamo un pochino, di una potenzialità dirompente: la tutela è indirizzata al “lavoratore” ovvero al singolo individuo che presta la sua opera, ed alla sua famiglia, nell’evoluzione che essa ha acquisito nel tempo, comunque compatibile con la “pietra preziosa” che custodisce il 29mo articolo, che la definisce come il nucleo sociale “naturale” della Repubblica.
Mi spiego? Ognuno ha il diritto, inalienabile, ad un salario/stipendio non solo rapportato al lavoro che svolge ma, odi odi, che in ogni caso garantisca al proprio nucleo familiare un tenore di vita degno del mondo che lo circonda e l’esercizio di tutte le prerogative che la società si impegna a rendergli disponibili come sancito dal famoso (spero) art. 3.
Ritradotto: la Repubblica accoglie un sistema di mercato libero, di marca capitalista; ma questo non può mai sacrificare l’attesa di chi partecipa alla ricchezza del paese, ad una vita familiare consona allo sviluppo della nostra società.

Amici, non siamo sul pianeta Papalla… né la 400ma potenza mondiale, ma l’ottava. Oggi. E già sopra i cumuli di macerie del dopoguerra si disegnava un modello di società ove, con le garanzie di uguaglianza di genere, status etc, si prefigurava una ed una sola fonte di “reddito familiare” sufficiente ad assicurarne non la semplice sussistenza, ma l’esistenza in piena totale libertà e dignità di padre, madre e figli.
Ditemi ora, avete mai sentito nel corso di qualche discorso politico o sindacale, diciamo dagli ultimi 20-30 anni in qua, il minimo riferimento a tutto ciò?

Lo so, siamo tutti appesi alle ansie pandemiche, altro che il 36cost…! ma rispondiamo guardando agli interessi del nostro futuro, alle aspettative dei vostri figli, quando torneranno a dirci “la cassa per voi rimane vuota, stringete cinghie e portafogli, scordatevi i diritti”.
Mentre in Borsa resta sempre lecito scommettere e lucrare sulle nostre quotidiane sventure.
Che resti luce in noi.

⇒ Foto: altervista.org ≈ Prossimo Appuntamento: Mercoledì 9 dicembre

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