Hanno Tutti Ragione

di Joshua Evangelista fcstpauli.com

Pensieri disordinati sul calcio di una volta e altri luoghi comuni

Prendo in prestito il bellissimo titolo di un vecchio libro di Paolo Sorrentino (Feltrinelli, 2010). Perché in fondo, nel mondaccio del calcio, hanno tutti ragione. Hanno ragione i presidenti a dire che il calcio è la dodicesima industria del paese, muove 9 miliardi di euro e dà lavoro a 500 mila persone, quindi non può essere dimenticato da chi distribuisce fondi.

Hanno ragione anche quelli che dicono che i giovani si annoiano a vedere le partite di oggi, ché il loro livello d’attenzione è quello di una storia di Instagram o di un reel di tiktok e che quindi Empoli-Salernitana o Venezia-Spezia sono poco “appetibili” dai Millenial. Hanno ragione quindi quelli che promuovono una Super Lega, dove si potrebbe gustare uno show di vedere Mbappè sfidare tutte le settimane Cristiano Ronaldo, Benzema o Lukaku, aumentando così gli introiti. Hanno ragione i qatarioti, i sauditi e gli emiratini a investire nel calcio i petrodollari e a creare squadre da fantacalcio; hanno persino ragione i vertici della Fifa a promuovere i mondiali ogni due anni perché, come ha detto Lineker, “le estati senza grandi tornei sono noiose”. 

Ma hanno anche ragione i tifosi a dire che le curve che costano come una vacanza alle Maldive allontana la gente dagli stadi; a lamentarsi che le Super Leghe ammazzano il sogno di tutti i bambini: quello di essere Davide che trafigge Goliath, il mediano gracidino che con cuore e polmoni ogni tanto può avere la meglio anche sui più forti. 

Sono dicotomie difficilmente risolvibili, in un calcio che oggettivamente ci diverte sempre di meno. Eppure nel dibattito manca qualcosa, come ha fatto notare molto sapientemente nel corso di una recente intervista l’ex terzino sinistro Patrice Evra, indimenticabile per i tifosi di Manchester United e Juventus. “Prendiamo il progetto Superlega: allora migliaia di tifosi scesero in strada e riuscirono a fermarla. Sarebbe bello se tutto questo si facesse contro il razzismo. Ma non si fa. Inoltre, i social media possono fare di meglio. Certo, è impossibile bloccare tutti i messaggi razzisti, ma se oggi scrivi una cosa sui vaccini o sul Covid subito viene segnalata dal sistema. Con il razzismo, invece, non succede. Terzo: fino a quando non verranno toccate le tasche e non si comminano pene pecuniarie ai razzisti, non cambierà mai nulla”. Chapeau. 

Forse non c’è più il calcio di una volta. Forse decidono tutto i soldi. Ma forse si parla anche molto di più di razzismo; forse si inizia a essere stanchi dei “negri di merda” o i “Vesuvio lavali col fuoco” spacciati per tanti anni come folklore. Ergo, canalizziamo l’indignazione verso quello che non ci piace di questo calcio per chiedere meno discriminazioni. Forse continueranno a prevalere gli interessi economici, le favole calcistiche saranno sempre meno, ma la comunità-calcio potrebbe diventare palestra per i diritti. Una chimera? Una utopia? I tifosi del St. Pauli di Amburgo non la pensano così: nel 2005 il St. Pauli cominciò a organizzare opere di beneficenza; la squadra e i tifosi crearono l’iniziativa viva con agua de sankt pauli, una raccolta fondi per l’acquisto di distributori d’acqua per le scuole di Cuba; più recentemente, nel 2018, con il motto Kick the Borders, hanno organizzato un campionato di calcio per rifugiati in Sicilia; solo per citare due iniziative, ma la lista è lunga.

Perché hanno tutti ragione, ma chi lotta per i diritti umani, forse, ne ha un po’ di più.

Marcatura A Uomo ritorna martedì 28 dicembre


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