Geografia D’Italia L’Odore Dello Stivale

Questo articolo è stato concepito e scritto prima dei provvedimenti del governo a difesa dal COVID19. Qui Bradipodiario volge irriducibile all’ottimismo e si sofferma invece su un “virus” più subdolo e letale, che non è stato ancora isolato e tanto meno trovato il vaccino. 

Le cronache politiche che siamo avvezzi ad ascoltare, a leggere anche da queste colonne bradipe, sono prontissime a puntare il dito contro questo o quell’altro uomo di potere, di dritta o di manca, sopra o sotto, di governo come dell’opposizione. Tutto ci sta.
Ma mai o quasi si prende il coraggio di sguantarci di dosso lo Stivale e di provare la fragranza di cui siamo fatti noi cittadini, consumatori, elettori propio di quella classe politica. Ed allora ci proviamo, non da Tafazzi di turno ma facendo un bel respiro.. prima dell’operazione.. Facciamolo tutti per alcuni secondi, come se volessimo calarci in apnea nelle acque del nostro bel mare.
Riprendendo il fiato e la superficie ricompare  l’Italia onnipresente da 75 anni e più in qua, il cosiddetto “ventre molle” del Paese. Quella maggioranza silenziosa che ad ogni tornata elettorale ce ne determina le sorti.
L’Italia della piccola tentacolare burocrazia romana, inamovibile, irreprensibile, inattaccabile bacino di voti-per-bene a seconda di come tira il vento. Dico “romana”, ma solo per darne l’idea; la geografia della Pubblica Amministrazione, ivi compresi gli Enti e aziende a gestione pubblica è una solidissima rete che puntella il territorio nazionale dove tutto si trasforma.., perché nulla muti.
A questo blocco sociale di stampo piccolo e medio borghese nato con l’Unità d’Italia, se n’è affiancato negli ultimi 60-70 anni uno più dinamico, mutevole nei contesti, sorto con la ultrarapida ascesa industriale del Paese negli anni ’50-’60 del 900. Il target dei quadri e tecnici della media e grande impresa, che non raramente si è votata, forte del know how acquisito, all’altro fitto reticolato di Brambillandia, la micro e piccola industria, che non v’è dubbio costituisce il più importante tessuto economico del Paese.
Possiamo affermare che questi due corpi sociali hanno tenuto ai decenni, agli incerti economici ed all’urto tecnoinformaticovirtuale. Evviva.
Si distingue da tutti quella terza creatura sorta e cresciuta tumultuosamente nelle squinternate periferie industriali o come soggetto residuale delle zone rurali del Paese: ruote di scorta di ogni corso politico e sociale.
Questa rappresentazione della società italica, che vi apparirà curiosamente suddivisa in classi, quasi si trattassero di “caste”, non va confusa dall'”Italietta” di sempre che le attraversa, rimasta un po’ fascista, evolutasi al qualunque-populismo nel migliore dei casi, il che poco cambia. È questa la patria dei piccoli e grandi furbetti del quartierino, dei votalatrippa, comunque impegnata a trarre il massimo profitto col minimo impegno civile, tasse evase comprese. Parliamo di un variopinto cosmo dell’edonismo nostrano, che trae di frequente il massimo del godimento nel procurarsi status symbols, l’ultimo I Phone o magari l’auto di gran lusso o il capo supergriffato. Magari a rate. È pure quell’Italia (minuscola, sì) anche laboriosa, ma che vive in questa bolla del “sé”, come non esistesse intorno una società antichissima con una propria radicata splendida cultura; diseducata a vole’ fa’ lAmericano, ad ogni moda dell’istante, che si tratti del miracoloso seme-del-fiore-di-bue-della-Pampa o della filosofia della felicità del Sorriso Universale. Individui non più cittadini che in una cabina elettorale non possono far altro che esprimere gaudio trumpiano all’ultima panzanata del Matteo dì qui o di là del Po, se non dell’altra Fratella d’Italia ultima versione della Buonanima. (non accenno al mondo “fucsia” dei Montalbani, che c’è da buttarsi, nel Po… ).
Questo variegato Stivale, che per i tratti qui descritti sconosce la sua identità culturale, sociale, che ha smarrito il senso di aggregazione ed unità sorto intorno alla sua Costituzione, ha come prima urgenza quella di ritrovarvisi. Di avviare un “new deal” sui propri talenti e virtù autentici, nella convinzione che mai come da noi la cultura civile di un paese può portare alla sua salvezza ed alla sua ricrescita. Con buona pace di ogni condannato all’esterofilia e, perché no, ad una sussistenza coatta ai dettami di questo o quell’altro giogo del sistema globale. Vi condurremo in seguito su questa idea.

GIAN MICHELE SPARTANO

Foto: Touring Club – Facebook

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