Furore

Il suggerimento di un suggerimento… così riprende questa rubrica, con il capolavoro di John Steinbeck “Furore”…

⇒ di Sara MiglioriniIl Bradipo Legge

Eccoci nuovamente qui, dopo una pausa estiva, spero!, foriera di nuove energie per affrontare l’autunno che già si annuncia nell’aria frizzante delle ultime sere. Ricominciamo questa rubrica con il suggerimento di un suggerimento! Non pensate anche voi che sia bello condividere un buon consiglio quando vi viene dato? Ho scoperto di recente di aver conosciuto, al lavoro, una persona con la quale condivido molte letture. Quando, qualche tempo fa, mi chiese un consiglio per un nuovo libro, a mia volta gli domandai: “E tu cosa mi consiglieresti?“. Mi fece il nome di un libro che già diverse volte aveva catturato il mio sguardo in libreria, ma il cui acquisto avevo sempre rinviato. Ho pensato che quel suggerimento fosse un segno: non potevo più rinviarne la lettura. Sto parlando di “Furore” di John Steinbeck, premio Nobel per la letteratura nel 1962.

Lo spunto per questo capolavoro viene da una serie di articoli pubblicati sul San Francisco News nel 1936, nei quali si documentava un fenomeno sociale in atto in quegli anni: la migrazione di migliaia di famiglie, costrette ad abbandonare le terre da loro coltivate nel Midwest del paese e a cercare fortuna in California. Siamo, quindi, in Oklahoma, nel 1936 e seguiamo le vicissitudini della famiglia Joad. La siccità rovina completamente i raccolti del grano e, dopo anni di guadagni sempre più scarsi, i proprietari terrieri, costretti dalle banche, cominciano a sfrattare i braccianti che lavorano le loro terre per sostituirli con i più efficienti trattori. L’appezzamento di terra che prima dava lavoro a cento uomini, e consentiva di sfamare altrettante famiglie, ora viene lavorato da un solo uomo con un trattore. Un grande beneficio in termini di fatica e costi, ma a quale prezzo? Tre diverse generazioni di Joad si mettono in cammino verso Ovest, destinazione California, dove sembra che siano richiesti braccianti per lavorare le fertili terre e si prospettino buoni guadagni. Si parte lungo la Route 66, non ancora rivestita di quell’aura fascinosa che le regaleranno i romanzi di Kerouac e i compagni della beat generation. Quello dei Joad è un viaggio della speranza tutt’altro che semplice, compiuto con un camion scalcagnato e bisognoso di continue riparazioni, pagate care a causa delle speculazioni dei meccanici sui pezzi di ricambio. Alla fine di questo calvario, non è tutto rose e fiori nella “terra in cui scorre latte e miele”. E’ vero che c’è bisogno di manodopera in California, ma è talmente alto il numero di braccianti in fuga verso un futuro migliore che i salari crollano, tanto ci sarà sempre qualche disperato disposto a lavorare sottopagato. A voi scoprire quale piega prenderà il destino dei Joad.

Steinbeck ha creato dei personaggi superbi, sopra tutti la figura di Tom, il figlio maggiore, e la madre, chiamata semplicemente Ma’ per tutto il romanzo, vero fulcro della famiglia e punto di riferimento per tutti. Non si riesce ad interrompere la lettura di questo racconto scritto magistralmente, però ve lo dico: non è una lettura semplice, “Furore”. E’ spesso un pugno nello stomaco. Si prova dolore, disagio, impotenza di fronte alle miserie, ai soprusi, agli abusi descritti, che non sono un parto della fantasia dell’autore, ma realtà storica. Si prova furore. Ma non ci si ferma a questo. Il titolo originale del libro è “The grapes of wrath”, i grappoli dell’ira, riferimento ad un passo dell’Apocalisse. Ecco, i frutti di quest’ira, di questo furore per le ingiustizie patite portano alla speranza. C’è anche speranza in un futuro migliore, speranza che nasce dalla consapevolezza che la solidarietà è un ponte lanciato verso un futuro più giusto, che uniti si può lottare per riconquistare la dignità per ogni essere umano.

“Nell’Ovest si diffuse il panico di fronte al moltiplicarsi degli emigranti sulle strade. Uomini che avevano proprietà temettero per le loro proprietà. Uomini che non avevano mai conosciuto la fame videro gli occhi degli affamati. Uomini che non avevano mai desiderato niente videro la vampa del desiderio negli occhi degli emigranti. E gli uomini delle città e quelli dei ricchi sobborghi agrari si allearono per difendersi a vicenda; e si convinsero a vicenda che loro erano buoni e che gli invasori erano cattivi, come fa ogni uomo prima di andare a combatterne un altro. Dicevano: Quei maledetti Okie sono sporchi e ignoranti. Sono maniaci sessuali, sono degenerati. Quei maledetti Okie sono ladri. Rubano qualsiasi cosa. Non hanno il senso della proprietà. E su quest’ultima cosa avevano ragione, perché come può un uomo senza proprietà conoscere l’ansia della proprietà? E i difensori dissero: Sono sporchi, portano malattie. Non possiamo lasciarli entrare nelle scuole. Sono stranieri. Ti piacerebbe veder uscire tua sorella con uno di quelli?”

Al posto di Okie, il termine spregiativo con cui i californiani definivano i nuovi arrivati, provate a mettere siriani, africani, albanesi o anche solo semplicemente immigrati. Siamo negli Stati Uniti degli anni ’30 o nell’Europa dei nostri giorni? La vicenda narrata da Steinbeck travalica tempo e spazio ed è di una straordinaria attualità. Per chi pensa di trovarsi sempre dalla parte “giusta” della storia potrebbe esser l’occasione per meditare su quanto labile sia questa convinzione e di come sia sufficiente un rovescio di fortuna per ritrovarsi dalla parte “sbagliata”. Un ulteriore spunto di riflessione che rende la lettura di “Furore” indispensabile, secondo me.

P.S.: per chi volesse, in ambito musicale, “Furore” ha ispirato Bruce Springsteen, che ha creato un album meraviglioso: The Ghost of Tom Joad.

⇒ Foto: Sara Migliorini ≈ Prossimo Appuntamento: venerdì 16 ottobre

9 Comments

  1. Paolo Santangelo Reply

    A distanza di quasi un secolo la storia si ripete in un ciclo vorticoso che semplicemente adesso si è spostato dagli stati uniti ad altre parti del mondo. La necessità di ritagliarsi un lavoro dignitoso e un proprio posto nel mondo. Grazie Sara

  2. Nicoletta Reply

    Brava, Sara, per il commento. Conosco “Furore” attraverso la narrazione 🔝di Alessandro Baricco. Steinbeck superbo in “La corriera stravagante”.

  3. Teresa Reply

    Non solo “Furore” ma tutto di Stenbeck trovo pieno di attualità e significante,fino al romanzo di racconti “I Pascoli del cielo” Ottima proposta per rileggerlo. Grazie.

  4. Sara Reply

    Grazie ad Angela e a Paolo per i vostri commenti!
    Care Teresa e Nicoletta seguirò a mia colta i vostri suggerimenti e leggerò di sicuro altre opere di Steinbeck, che già con “Furore” mi ha stregata.

  5. Susanna Tamplenizza Reply

    Grazie Sara per questa tua appassionata descrizione di “Furore”. Riesci sempre a coniugare la bellezza letteraria e l’importanza politica, civile e umana delle opere che proponi in lettura.

  6. Sara Reply

    Grazie Susanna per il tuo commento. Come sempre accade quando abbiamo a che fare con grandi scrittori, la piacevolezza della scrittura va di pari passo con l’importanza del contenuto. Di questi tempi la lettura di un libro come “Furore” dovrebbe esser d’obbligo come atto di crescita e riflessione per ognuno di noi

  7. Emilia Reply

    Brava Sara. Sono più “grande” di te ma non abbastanza per riconoscere i segni dei corsi e ricorsi della storia in questo racconto. Per fortuna ci sono i libri di grandi autori. Occorrerebbe che li leggessero tutti, in modo particolare quanti negano questi avvenimenti. La storia insegna, dicono ma non è vero per tutti.Perché succede questo? che gli errori del passato vengano ripetuti quasi regolarmente ad ogni cambio generazionale? Perché gli uomini non hanno memoria se non quella del loro breve io nella storia, nonostante la scrittura sia in uso da millenni..(forse si legge troppo poco)

  8. Sara Reply

    Cara Emilia, sicuramente si legge troppo poco. Dovremmo avere molta gratitudine per chi ci ha fatto innamorare della lettura e dovremmo augurarci che questo “germe”, quello del leggere, si diffondesse, lui sì, a macchia d’olio.

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