Eddy E La Luna

Il 20 luglio del 1969 l’Apollo 11 tocca il suolo lunare, diventando di diritto la più grande conquista nella storia dell’umanità. Lo stesso giorno, parecchi chilometri più sotto, Eddy Merckx viene ribattezzato Cannibale dopo aver dominato il Tour de France, nel primo dei suoi cinque trionfi in giallo. Bruno Raschi giornalista di “Tuttosport” lo chiamava all’età di 21 anni “Il Figlio del Tuono”, la figlia di Chirstian Raymond, Brigitte lo aveva soprannominato all’età di 24 “Il Cannibale” (soprannome che lo seguì per tutta la sua carriera ciclistica). Antoine Bloind invece lo chiamava “Attila”; gli spagnoli “El Mostruo”, Eddie Merckx dominò il Tour de France come nessuno. Vinse i primi cinque Tour senza fallire un colpo: 40 tappe al suo carnet. Portò la maglia gialla per 114 giorni, come lui nessuno, un primato che resiste ancora nel tempo. il 20 luglio di cinquant’anni fa, l’extraterrestre sulla madre terra era lui, il belga Eddie Merckx, mentre lontano di chilometri la navicella Apollo 11 compiva un altro miracolo, sbarcare sul suolo lunare.

Eddie il quel fantastico Tour fu primo nella classifica generale, primo nella classifica a punti, primo in quella della montagna, nella combinata e primo infine della classifica della combattività: la sua fu un’impresa lunare. Fu assalito di domande a Parigi, la gente era entusiasta pronta a correre davanti alla tv per assistere all’altro miracolo lunare di Neil Amstrong, Edwin Buzz Aldrin e di Michael Collins. Il belga ripensò a quello che aveva combinato, aveva dimostrato che l’uomo, se vuole e soprattutto se ne ha le forze, può andare oltre i propri limiti e sfidare l’impossibile, contro tutto e contro tutti. Sembrava tutto finito al Giro d’Italia dove stava stravincendo e venne trovato positivo al controllo antidoping a Savona. Si scatenò come previsto l’inferno. Innocentisti contro colpevolisti. Una cosa nessuno contestò, che Merckx era il più forte a prescindere da questo. Lui consapevole della sua superiorità, costruì da questa delusione la sua rinascita e la sua vittoria che si materializzò con la “presa” del Tour.

Si preparò con pazienza e metodo al Tour del 1969; i giudici internazionali, gli diedero il via libera il 28 giugno e lui si presentò alla partenza della Roubaix. Sapeva bene che le malelingue lo avrebbero infangato, ma sapeva anche che la sua rinascita doveva essere la vittoria in una grande impresa. Qualcosa di clamoroso che avrebbe zittito tutti e così fu. Al Tour in terzo giorno si prese la maglia gialla dopo la cronometro a squadre ma durò solo un attimo, il tempo di privare l’emozione e poi di sfilarsela. Il 4 luglio, invece, ci diede dentro come un matto e questa volta lottò per tenersi stretta la maglia francese. Lungo il percorso, il pubblico sgranava gli occhi al passaggio del giovane belga che dimostrava una potenza sovraumana e un carisma innato. Il 15 luglio festa delle Repubblica Francese era venuto il momento di far vedere di che pasta era fatto. Voleva far restare a bocca aperta la Francia. La tappa era Luchon-Mourenx, c’erano d’attraversare i terribili Pirenei. All’imbocco della terza salita fece alzare il ritmo ai suoi compagni della Faema, scattò e andò a riprendere il suo gregario Van Den Bossche e si lanciò come un pazzo in discesa; staccò tutti ed arrivò primo a 7 minuti e 56 secondi su Michele Dancelli il primo degli “umani”, Merckx con quella fantastica cavalcata, stava sbarcando anche lui sulla luna. Era nata una stella che avrebbe dominato per molti anni il mondo del ciclismo.

GUIDO BIGOTTI

Foto: en–noir-et-blanc.com – amazon.com

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