Dio Patria E Famiglia

Cronaca di una dichiarazione di fedeltà al conformismo italiano fra social-media ed intellettualità dominanti.

di Gian Michele Spartano Tempio Aperto

Terminato questo pezzo, il vostro scrivano ha tratto la sensazione di sentirsi ancora giovane e leggero a 60 anni per 81 kg, perché la libertà non soffre i pesi del tempo che scorre;  quasi della libertà che possa gustare ogni tanto un bambino di questo mondo.

Il motivo dell’auto-incensamento nasce dall’esser incappato in una benemerita iniziativa, di matrice cattolica di quell’attivismo aderente alle istanze laiche e progressiste del Paese. Mi riferisco agli “Stati Generali della Natalità”, tenutisi a Roma-Auditorium della Conciliazione il 14 maggio scorso. L’uso di quel termine “illuminato” e la scelta di un sito simbolo di incontro e scambio fra Chiesa Cattolica e Stato laico, mi hanno messo nella migliore delle condizioni per seguire in streaming le 4 ore ed oltre della manifestazione. Non solo, ma l’incontro si è arricchito della presenza di papa Bergoglio e del nostro Super-Mario Draghi; ed a seguire di esponenti delle Istituzioni, dell’imprenditoria, del credito e dell’informazione. Il tutto concepito e diretto da un simpatico giovanotto, Gianluigi detto Gigi De Palo, figura di spicco dell’associazionismo della famiglia: in un impeccabile completo blu-petrolio ed ai piedi gli eterni sandali francescani (per un fioretto preso “finché non sarà pace in terris”), Gigi ha coordinato in modo impeccabile il dibattito.

Ecco, questo è il punto in cui sarebbe igienico fermarsi, se ci trovassimo nel 1926, data a cui risale la tassa sul celibato o peggio nel 1938, quello delle leggi razziali. Invece siamo giunti nel 2021 e possiamo, badando prudenti alle terga, andare avanti nel seguire gli appunti presi sulla manifestazione nelle sue pieghe più significative.

Intanto i due principali ospiti, salutati da mille e mille inchini degli astanti e Gigi che come un coreano non la smetteva più; e da questo omaggiati con due bonsai di fico consegnati dalle amorevoli mani di due caserecce volontarie-hostess in avanzato stato di gravidanza, che facevano da perfetto pandant insieme ad una pattuglia di bimbi italici sul palco accovacciati. Al centro del quadretto il nostro Papa, di cui si coglieva in volto una sottile perplessità (ha imposto alla sua la presenza di Ciro Immobile da’ Lazio), benedicente i pancioni; invece Super-M ha visto bene di ringraziare e conferire con indosso il suo perfetto aplomb inespressivo. Comunque due interventi certamente non banali, ma qualcosa è mancato…

I contenuti della giornata meritano di essere ascoltati nel dettaglio, stimolati dai dati resi dal Presidente di ISTAT Blangiardo (a partire dai 404 mila nati nel 2020 contro i 929 mila nel 1960, ma anche lì è mancato qualcosa…); potrete andare a sfrugugliare sul web, un ampio stralcio è su radio radicale.

Una rassegna buona per collezionisti, più o men consapevoli, del politicamente corretto; val la pena seguire in particolare il profondo intervento del Ministro per l’Istruzione Fabrizio Bianchi, che ha svettato su tutti col tema della “scuola affettuosa” (non si può parlare di natalità se non ci sono gli affetti…un’educazione degli affetti ). Sacrosanto.

Ma quel che è risultato più interessante e degno di nota è stato tutto ciò che era assente o non si è detto. In altre parole non si è sentito un cenno al fatto che ogni fenomeno sociale –antropologico come dice il Gigi- come quello della denatalità  non può essere inquadrato senza pensare che alle porte di ogni sud del primo mondo, bussa a piene manate la risposta immensa e quanto mai drammatica di chi sta più indietro di tutti, nel nostro pianeta. Si è ragionato fra gli invitati, ricchi di belle parole e di 2-5 figli pro-capite, come se il nostro Paese sia da un canto una società permeata della sterilizzante globalizzazione dei commerci ma del tutto immune (o refrattaria?) da una disperata domanda di solidarietà ed accesso dei poveri del mondo. Di quale natalità si va discettando se non si ragiona intorno al dato effettivo demografico della Terra, 3 miliardi nel 1960 contro i 7,8 del 2020, a fronte di risorse che si esauriscono a metà anno?

Quella sarebbe stata la prima idea che doveva scattare dai microfoni, il mio Gigetto! Sì qualcuno ha sfiorato l’argomento, ma subito censurandolo come un ingiustificato alibi per la razza ariana (Aldo Cazzullo, “pompiere” di spicco del Corriere della Sera). Non si è visto in platea, né tanto meno a succedersi sul palco il Terzo Stato di ogni Stato Generale che si rispetti, un volto di colore, almeno un po’ dell’olivastro di magrebino; e ciò è quanto meno sospetto, che non se ne sia voluto né vedere né parlare; per non indispettire qualche fan dell’andiamoli-ad-aiutare(a fecondare)-a-casa-loro? Non una parola a tutto il nero, tanto per stare a certe tonalità, fatto di assunzioni con allegate dimissioni in bianco in caso di gravidanza!

Chi vi scrive, per origini greco-antiche, è sostenitore senza se e senza ma dell’accoglienza, al bando le ipocrisie di un foglio di via. Perché all’immigrato economico non poteva essere opposta alcuna frontiera 10mila anni fa così come oggi in un mondo aperto e globale; perché l’immigrato economico è una risorsa per il solo fatto di aver vinto con coraggio e voglia di vita, di una vita che non conosciamo più, le inimmaginabili peripezie nel raggiungerci. L’immigrato va raccolto dai lager delle partenze, va regolarizzato, va avviato ad un lavoro sulle sue abilità e deve godere dei diritti di cittadinanza, con tanti saluti ai giovani “sdraiati” o ai cervelli in fuga: sarà madre/padre di quei bambini che mancano alle nostre fredde contabilità, ma soprattutto è l’unica soluzione che restituirà equilibrio alla lenta decadenza di una società inesorabilmente svalorizzata. Com’è che un cattolico democratico non sostiene con forza questo?

Vedete miei bradipilettrici/lettori, dopo solo qualche giorno aver assistito ad una kermesse che ha gratificato la permanente e feroce vena conformista (per non dir peggio) che anima questo Paese, per una pura sorte del destino è giunto dal mare di Ceuta un piccolo sberleffo, quel bimbetto di tre mesi che sembra portato in trionfo da Juan Francisco della Guardia Civil spagnola, congelato ma ancora sano a fine della sua prima personale odissea. Tante parole dette, ma solo lui ci ha parlato nel suo silenzio intirizzito di speranza e amore.

⇒ Foto: @guardiacivil ≈ Prossimo Appuntamento: mercoledì 23 giugno

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