Diario Dell’Isolamento 10

In questi giorni – oramai diventate settimane, mesi… – dove siamo costretti a rimanere il più tempo possibile in casa, come redazione abbiamo deciso di raccogliere impressioni, riflessioni e storie su questo anomalo periodo. Augurandoci che questo spazio abbia breve durata, proseguiamo, in questo decimo appuntamento, con un contributo di Antonino Di Bella di Chiavari.

Lettera per la ripartenza

Chi come me è un semplice cittadino, una normale persona, percepisce il momento attuale come foriera di situazioni negative e tristi basta pensare alle morti e alla negata possibilità di assistere i propri cari negli ultimi istanti di vita. Guardando poco più in là ecco prospettarsi un disagio e un sempre più concreto problema economico. Questo si traduce non solo nella perdita di denaro ma anche nell’impoverimento del tessuto sociale che non è solo quello relativo alle realtà commerciali ma anche alle realtà umane. Già i rapporti umani… faccio fatica a parlare ”al passato” cioè quando si incontravano per strada gli amici e davi loro la mano, quante volte da piccoli ci hanno detto “saluta e dai la mano” insegnamenti che allora erano indispensabili (almeno per quelli della mia generazione) per vivere in una società che faceva dell’educazione uno dei primi biglietti da visita. E dopo? Ecco già questi piccoli cambiamenti che saranno nulla in confronto a come dovremo comportarci almeno per parecchi mesi con chi ci sta accanto in coda nei negozi o con chi si incontrerà nella piazza. Chi come me lavora, da parecchi anni, in fabbrica, ha visto come giusta prevenzione la scelta di chiudere lo stabilimento in modo da far sì che le colleghe e i colleghi possano stare a casa con i propri cari senza rischiare. Ma nello stesso tempo come delegato sindacale guardo con rispetto e preoccupazione a chi per esigenze lavorative e di settore ha dovuto comunque recarsi nei luoghi di lavoro.

Ora che riapriranno le attività mi auguro che queste siano state messe in sicurezza in modo da poter riprendere il ritmo lavorativo in tutta serenità e produrre ricchezza. Penso inoltre ai lavoratori autonomi che vedono trascorrere i giorni senza sapere come faranno a pagare le tasse che prima o poi arriveranno, quanti ce la faranno? Questi sono quesiti che anche altri si porranno in questo giornaliero “deserto interiore”, io invece vorrei soffermarmi su un’altra domanda: ma come è potuto accadere? Come si è potuto smantellare una buona parte di un sistema sanitario nazionale, ovvero la garanzia che tutti possano essere curati? Perché far scomparire in Italia migliaia di posti letto e allo stesso modo nelle nostre città e anche centinaia nel mio Tigullio, senza che Qualcuno (con la Q maiuscola) si rendesse conto che sarebbero stati persi per sempre. Quando ritorneremo alla “normalità” ci ricorderemo di questi tagli che ci hanno reso tutti, molto, più poveri? Perché preservare la nostra identità culturale, che va aldilà delle appartenenze politiche o religiose, vuol dire ancor di più per difendere i posti letto e i presìdi ospedalieri. Da tempo riflettevo e mi battevo contro i tagli sociali sui media anche attraverso “lettere aperte” e purtroppo ho avuto ragione, i risultati li abbiamo visti in occasione dell’emergenza coronavirus.

Nonostante l’enorme impegno profuso da coloro che si sono attivati negli ospedali, medici, infermieri, operatori socio sanitari, le forze dell’ordine e i volontari che hanno continuato a presidiare ed aiutare soprattutto i più poveri e in situazione di disagio. Ora ci ritroviamo molto più poveri non solo economicamente ma anche psicologicamente, e mi si permetto anche spiritualmente poiché spesso è venuta meno anche la Speranza che come recita un detto… è l’ultima a morire! Sono sicuro comunque che questa emergenza lascerà una vulnerabilità mentale che ci accompagnerà ancora per anni. Non sarà solo una specie di dopoguerra materiale ma ci farà scoprire che la nostra società seppur avanzata aveva le fondamenta di fango. Vivevamo, anzi galleggiavamo tranquillamente sulla banchisa polare senza sapere che sotto avevamo un freddo immenso e profondo oceano. Ora si sta riaprendo… le regioni come reagiranno… anzi tutti noi come reagiremo?

ANTONINO DI BELLA

Foto: Antonino Di Bella

Diario Dell’Isolamento ritorna mercoledì 6 maggio

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