Da Bayamo Al Mojito

Cuba: una meta agognata, un popolo mai sottomesso alle grandi potenze, un viaggio del 2015 raccontato in 6 appuntamenti.

Nello scorso appuntamento vi ho lasciato, indicandovi che la prossima destinazione sarebbe stata la cittadina di Bayamo, una delle prime abitate. Recentemente è stata nominata patrimonio dell’Unesco grazie ai numerosi interventi conservativi dell’abitato. Numerosi palazzi tirati a lucido, colorati e naturalmente belle piazze una in particolare con la statua di Carlos Cespedas, eroe dell’indipendenza dal dominio spagnolo, considerato uno dei padri della Patria. Oltre alla sua figura vi sono anche un busto e due tavole con riportato l’inno nazionale scritto proprio in questa cittadina.

Mentre Erasmo ci racconta di questo episodio della storia cubana nel luogo esatto dove l’inno fu scritto, un anziano mendicante si avvicina e con voce allegra, ma solenne, inizia a cantarcelo: la mancia è d’obbligo. Continuiamo nel giro: una bella via con diversi esercizi commerciali è arredata con lampioni, cesti per i rifiuti e panchine trasformati in enormi tubetti di colori o in finti alberi e aiuole.  Non mancano comunque macellerie all’aria aperta e piccoli carretti per il trasporto delle persone trainate da caproni.  Il giro termina, nuovamente al nostro bus con destinazione Santiago de Cuba, l’ultima città del percorso dedicato alla revolucion, dove arriviamo che è già sera, fermandoci un attimo ad osservare il monumento dedicato a Antonio Maceo, altro eroe della guerra per l’indipendenza.

Avremo modo di approfondire meglio il giorno seguente, ora stanche per il viaggio andiamo in albergo per la cena e per il giusto riposo. Il programma per oggi, una volta consumata la colazione, prevede la visita alla caserma Moncada e giro per la città. La caserma Moncada riporta ancora sulla facciata i segni dei proiettili sparati il 26 luglio 1953 quando un gruppo di ribelli al comando di Fidel Castro cercarono di prenderne possesso, iniziando di fatto la rivoluzione contro il regime di Batista. Per cosa successe e di come andò a finire vi rimando ai vari libri di storia, non è nelle mie intenzioni tenervi una lezione in merito.

L’ingresso principale è sovrastato dal numero 26 a ricordo di quella giornata e una targa commemorativa ne descrive i fatti accaduti. All’interno della caserma adesso è stato allestito il museo del risorgimento con vari cimeli e testimonianze fotografiche: una preparatissima signora ci fa da guida e, grazie al suo saper parlare con trasporto, ci fa entrare nella storia, diventiamo anche noi protagonisti di quegli avvenimenti che ci sembra di vivere in contemporanea. Una volta terminata la visita al museo iniziamo il giro della città. La città la seconda per grandezza di Cuba, traffico disordinato, tanta gente per strada, ma soprattutto un gran caldo: sono le 10,56 dell’11 aprile e ci son ben 37 gradi.

Oltre a questo c’è una cosa curiosa che mi attira particolarmente è che lungo una via, sul marciapiede, vi sono almeno una quindicina di postazioni con computer. Vari ragazzi sono lì a dare dimostrazioni sull’uso corretto di tale strumento, ognuno con un argomento diverso, dall’uso di office, a linux, alle mail e anche ai videogiochi, il tutto naturalmente in forma gratuita.

Una visita alla casa settecentesca di Josè Maria Heredia, poeta idealista dell’indipendenza, trasformata anch’essa a museo, aperitivo dissetante in un bar con sottofondo onnipresente di un’orchestrina e via in direzione della baia dove prenderemo un traghetto per recarci all’isola dei pescatori di Cayo Granma dove pranzeremo. Se ne avrete occasione anche qui per pochi pesos è possibile pranzare a base di pesce, ma con aggiunta di aragosta.

Lasciata l’isola torniamo verso Santiago per la visita al cimitero monumentale per assistere al cambio della guardia alla tomba di Josè Martì, padre della nazione dove arde la fiamma perpetua. Per il grande caldo il cambio viene eseguito ogni 15 minuti. Il mausoleo è concepito in modo che la luce del sole rifletta sempre sulla tomba sovrastata dalla bandiera cubana e circondata dai simboli di tutti gli stati americani. Tra le varie tombe del cimitero ve ne sono diverse con la bandiera riportante il numero 26 per distinguere i caduti della rivoluzione.

Poi ve ne una con raffigurata una grande chitarra: è quella di Compay Segundo, membro fondatore dei Buena Vista Social Club, autore di tanti dei loro brani tra i quali Chan chan e interprete della famosissima Guantanamera. Una nota un po’ chic è che ogni tanto dalla tomba arriva il suono della canzone. Rinunciamo alla visita dell’ex distilleria Bacardi, ora statalizzata perché eravamo già andati in una piccola a conduzione quasi familiare, e ci rechiamo presso il Santuario del Cobre, luogo di culto cristiano dell’isola.

In questo luogo di preghiera vi sono grandi teche con ex voto di tanti fedeli, ma anche di tanti personaggi famosi, dallo sport alla cultura. Il sentimento religioso è molto sentito. Se ricordate all’inizio vi avevo scritto delle urne cinerarie ritrovate in spiaggia all’Avana. Erasmo mi aveva spiegato che riti religiosi sono molto frequenti, anche di tipo pagano. A volte si incontrano per strada coppie interamente vestite di bianco: i seguaci della Santeria Cubana, devoti dei santi che restano così vestiti fino a compimento del voto. Terminata la visita torniamo all’albergo.

Dopo la cena insieme ad un’altra coppia di amici prenderemo un taxi per recarci alla “Casa della Trova”, il locale dove la sera i cubani si trovano per ballare e divertirsi e stare in compagnia, tra fumo e alcol. Questa è in centro città, l’autista ci accompagna fino ad un certo punto perché c’è talmente tanta gente per strada che non si riesce a viaggiare. Meglio, così abbiamo l’opportunità di visitare anche un negozio di “antiquariato”: un piccolo locale dove il titolare ha un po’ di tutto, dai libri a oggetti vari, poster di film italiani e qui si lascia andare ad un elogio sperticato dei nostri attori per i quali ha ammirazione specialmente per il migliore di tutti, Marcello Mastroianni. Su una parete vi è anche una bella foto dei Beatles che però non è in vendita, peccato.

La Casa della Trova è proprio di fronte: un piccolo locale con una pedana per i musicisti, tante sedie per gli avventori, un butta dentro all’ingresso al quale bisogna dare 1 pesos per entrare. Ci fanno posto, ci danno quattro sedie e la musica comincia. Ordiniamo il nostro immancabile mojito e ci lasciamo trasportare dalla musica.Un locale invita al ballo le nostre compagne fino a che non decidiamo di tornare all’albergo. Troviamo un taxi modello americano e rientriamo. Veramente una bella serata. Domani inizierà la nuova avventura alla scoperta della Cuba dalla natura incontaminata. (4. Continua)

GIANFRANCO GONELLA

Foto: Gianfranco Gonella

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