Comunicare Senza Radici

Mi sembra naturale aprire le porte del nostro Tempio al tema della “comunicazione”, quella verbale per intenderci; e già mi corre un lieve tremito lungo le dita che stanno scrivendo: tanto è grande e tanto si discetta oggi sull’argomento.

Mi ispira l’etimo, dal verbo latino ‘communere’, esprimere un valore al servizio degli altri, porlo a fattor comune, quindi renderlo fruibile, utilizzabile per tutti. Ci verrà spontaneo capire, saltando di duemila anni, come questo mezzo di trasmissione del pensiero si sia maledettamente complicato, se non deteriorato, se non reso alla deriva. I contabili dicono che il patrimonio lessicale dei nostri adolescenti viaggia ad una media di seicento vocaboli.

Fino a 30 anni fa, la forma più diretta per esprimere un concetto, un pensiero, un’emozione era senz’altro quella vocale, nelle svariate occasioni conviviali: dedicavamo il tempo giusto al focolare delle idee, con l’aiuto di tutti e cinque i sensi; sì, perché solo la presenza fisica può consentire che si trasmetta e si riceva appieno il significato di un messaggio, di un sentimento, di un valore.

Ci parliamo ancora con la stessa virtuosa efficacia? L’avvento tsunamico, contagioso e compulsivo di sms, w.a., tweet, e-mail (mi raccomando, non oltre le 3 righe massimo!).., possiamo ormai ricondurlo ad un rudimentale mezzo (para)verbale. Se penso che oggi se ne fa strumento la politica, c’è da rabbrividire!

Paghiamo l’uso di questo incredibile universo di segni individuali ed individuati che è il web, scambiandolo per un fine; mettendo a rischio ogni sapere condiviso e critico. Trionfa uno sterile parlarci (sputandoci) addosso ad alta velocità, sul binario senza meta del sistema globale: una mutazione credo, che ci sta poco a poco privando di uno straordinario strumento culturale, di “comunicazione” autentica, forgiata sui sedimenti culturali dei millenni, dopo le prime commoventi insegne rupestri; quel “dono della parola”, come titolava una mia grammatica delle medie, che permette di tramandare la passione per un saggio, un romanzo, un’emozione in poche lucide frasi. Quanto ne siamo ancora capaci? Spero che il Bradipo ci aiuterà a riflettere.

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GIAN MICHELE SPARTANO

Foto: Gabriele Rissone – www.continentaltire.com

Tempio Aperto torna mercoledì 27 marzo

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