Come Un Romanzo

Facile che chi ama leggere abbia un autore, un titolo, una saga prediletti a cui periodicamente ritorna, in cui si rifugia nei momenti bui per ricaricare le batterie, per trovare conforto, un po’ come rifugiarsi tra le braccia di un amico. E loro, i libri, sono sempre lì ad attenderci, pronti ad esser sfogliati, spulciati, riletti per l’ennesima volta alla ricerca della parola consolante/confortante/amica. Questa premessa per dirvi che io ho saghe, romanzi, autori prediletti, a cui torno ciclicamente, e poco per volta li propinerò alla vostra attenzione, nella speranza di farli amare anche a voi.
Un autore che amo immensamente è Daniel Pennac. Di lui vi consiglierei ogni singolo testo. La saga della strampalata famiglia Malaussène ambientata nel quartiere parigino di Belleville, ogni libro una baraonda di eventi a metà strada tra surreale, grottesco, noir, a cominciare dalla professione del capofamiglia, Benjamin: capro espiatorio. Quale inizio più promettente può mai esservi per immergersi nella lettura? O ancora “Storia di un corpo”, un regalo post mortem di un padre alla figlia, un diario che l’uomo ha meticolosamente tenuto dai 12 agli 87 anni, annotando tutti i cambiamenti che il suo corpo ha subito nel corso degli anni. “Ernest e Celestine”, la meravigliosa storia di un’amicizia improbabile tra un orso musicista e una topolina pittrice, una storia che insegna ad abbattere i pregiudizi. E potrei andare avanti ancora a lungo, dal momento che Pennac ci ha regalato, per nostra fortuna, svariate prove della sua bravura ed ecletticità.
Di un testo specifico vorrei, però, parlarvi oggi, non un romanzo, benché si intitoli “Come un romanzo”, ma un saggio. Un saggio sui libri, sulla lettura, sull’amore per i libri e la lettura. In un mondo sempre più frenetico, in cui siamo sollecitati ad esser eternamente attenti a tutte le sollecitazioni provenienti dall’esterno, prendersi un momento solo per sé, leggere diventa un atto quasi rivoluzionario. “…ogni lettura è un atto di resistenza. Di resistenza a cosa? A tutte le contingenze.” Se troviamo il tempo per mangiare, per dormire, per fare sport, per andare al cinema, per tutte le attività che danno un senso alla nostra vita, allora perché non trovare anche il tempo per leggere?
Partendo dal suo triplice ruolo di lettore, genitore ed insegnante (perché il nostro ha insegnato francese in un liceo parigino per quasi un trentennio), Pennac cerca di capire per quale motivo siamo sempre più ostili e refrattari di fronte ai libri e al piacere della lettura. Si dà la colpa alla televisione, alle moderne tecnologie; all’epoca in cui il saggio è stato scritto non esistevano ancora i social, ora potremmo includere anche loro nella lista. Tutti alibi, per Pennac. Non si legge più, perché leggere viene avvertito non più come un diritto, ma come un dovere, non è più quello che dovrebbe essere in primis, e cioè un piacere, ma un obbligo morale e culturale. La prima pagina del saggio chiaramente lo denuncia: “Il verbo leggere non sopporta l’imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo “amare” …il verbo “sognare”…”. In effetti, così come non si può ordinare a qualcuno di amare o sognare, perché bisognerebbe ordinare di leggere? Laddove si perde la gratuità della lettura, se ne perde il significato stesso e la bellezza intrinseca.
Bisognerebbe recuperare questa gratuità, come quando, da piccoli, ci veniva letta la favola della buona notte per il solo piacere del racconto, senza chiedere nulla in cambio. Niente domande sulla trama o sui protagonisti, sulle motivazioni che spingono ad agire in un modo piuttosto che nell’altro, solo il semplice stupore della scoperta, solo la gioia di perdersi in una storia. Perdersi nei romanzi per, poi, ritornare alla realtà e ri-scoprirla con sguardo nuovo. Questo fa la lettura, ci porta fuori da noi stessi e dal mondo per restituirci, poi, ad essi con un’accresciuta consapevolezza, con uno sguardo nuovo.”…scoprì la virtù paradossale della lettura, che è quella di astrarci dal mondo per trovargli un senso.”
In un caleidoscopio di aneddoti e citazioni Pennac ci rivela cosa perdiamo quando rinunciamo al piacere della lettura e trascina con la sua verve anche i più titubanti e refrattari nel magico mondo delle parole. Ci regala, come epilogo, un decalogo sui diritti imprescrittibili del lettore che dovrebbe esser appeso ed incorniciato in ogni biblioteca e in ogni libreria. Il diritto di non leggere ( sì, avete capito bene, NON leggere e solo seguendo Pennac nel suo viaggio ne capirete il motivo ), il diritto di saltare le pagine, il diritto di leggere qualsiasi cosa…e così via. Il più bello di tutti, secondo me, il diritto di rileggere: “…rileggere non è ripetersi, ma dare una prova sempre nuova di un amore instancabile.” Se già amate leggere, questo libro sarà come una coccola per l’anima; se leggere non è tra le vostre attività preferite, vi ammalierà al punto tale da farvi venire il dubbio “cosa ci troveranno mai tra le pagine di un libro? Dai, proviamo a vedere…”.
Perché, come dice Pennac “il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere”. Con altre parole, lo diceva anche Umberto Eco: “Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito…perché la lettura è un’immortalità all’indietro.” . E, quindi, in questi tempi così fragili concediamocelo un respiro d’immortalità!

SARA MIGLIORINI

Foto: Sara Migliorini

Il Bradipo Legge torna lunedì 22 aprile

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