Cibo

Da sempre il controllo del cibo ha implicato potere… la comunità primitiva cambia quando l’uomo si organizza per gestire la produzione del cibo…

Estate del 2017, Lodi. La sindaca Sara Casanova – appena eletta con la Lega – firma una delibera che modifica le regole per beneficiare delle tariffe agevolate per la mensa scolastica. La delibera prevede che i genitori nati fuori dall’Unione Europea debbano presentare una ulteriore documentazione che attesti la loro nullatenenza nel paese di origine (i bambini coinvolti sono quasi tutti nati in Italia). Una trovata ad arte da perfetta azzeccagarbugli: i genitori si attivano per ottenere certificati che provino la loro situazione economica nei rispettivi paesi di origine, per scoprire che questo tipo di documenti è molto difficile o addirittura impossibile da ottenere.

Le famiglie coinvolte sono almeno 318, vengono inserite nella fascia economica più alta e sono costrette a pagare 5 euro per ogni pasto: cifre che molti non si possono permettere, e che di fatto escludono i loro figli da servizi che invece vengono garantiti ai figli dei cittadini italiani. E se i bambini esclusi potranno mangiare in mensa, alla fine, sarà solo grazie a una straordinaria raccolta fondi che ha coinvolto cittadini di ogni regione italiana.

Ero a Lodi durante l’apice della polemica. Ho vissuto la storia con molta tristezza. Ho pensato all’umiliazione dei bimbi, del “pane quotidiano” del Padre Nostro che viene negato dalle stesse persone che baciano croci, urlano il loro orgoglio cristiano e lanciano rosari alle folle urlanti. Mi viene in mente De André e il suo racconto dei pescatori genovesi, del loro rapporto genuino con il cibo. Mi piace soprattutto questa parte di Creuza de Ma (traduzione in italiano, l’originale è in genovese):

E a queste pance vuote cosa gli darà 

cosa da bere, 

cosa da mangiare 

frittura di pesciolini, bianco di Portofino cervelle di agnello nello stesso vino lasagne da tagliare ai quattro sughi 

pasticcio in agrodolce di lepre di tegole (gatto). 

E nella barca del vino ci navigheremo sugli scogli emigranti della risata con i chiodi negli occhi finché il mattino crescerà da poterlo raccogliere fratello dei garofani e delle ragazze padrone della corda marcia d’acqua e di sale che ci lega e ci porta in una mulattiera di mare.

Da sempre il controllo del cibo ha implicato potere. Si pensi alle prime esperienze stanziali dell’uomo, nella mezzaluna fertile, l’antica Mesopotamia. La struttura sociale delle comunità primitive cambia quando l’uomo si organizza per gestire la produzione del cibo. Grazie al surplus di produzione agricola, sorgono nuove classi sociali. Le meno “potenti” devono procurare il cibo, le altre possono occuparsi ad altri bisogni, come quello di difesa e di organizzazione. Il possesso diventa ricchezza e questo potere porta stabilità. Oggi come 11mila anni fa in Mesopotamia, l’elargizione o meno del cibo è dimostrazione di potere.

La storia di Lodi ci dice che il primo rapporto tra cibo e potere è quello più ovvio: il potere di decidere a chi erogare il cibo e a chi no. Ce n’è poi un secondo, legato a quale cibo consumiamo. Chi decide il cibo che raggiunge le nostre tavole? Secondo Stefano Liberti, giornalista d’inchiesta autore del bel libro I signori del cibo. Viaggio nell’industria alimentare che sta distruggendo il pianeta (Minimum fax, 2016),: “Pochi grandi gruppi controllano la produzione, la commercializzazione e la distribuzione del cibo che mangiamo. Queste industrie trattano il cibo come se fosse un giacimento di petrolio. / SPIEGA LIBERTI / Si cerca di produrre il più possibile al minor costo possibile, a scapito della qualità degli alimenti, dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori che operano nella catena alimentare”. Il discorso è davvero interessante ed esce fuori un elemento “inaspettato”: “La finanza ha un ruolo importante che è ulteriormente aumentato in seguito alla crisi del 2008: scottati dalla crollo del settore azionario classico e dallo scoppio della bolla immobiliare negli Stati Uniti, molti gestori di fondi d’investimento e banche d’affari hanno cominciato a puntare sulla produzione e sulla commercializzazione di beni alimentari”.

Il ragionamento è stato semplice: la popolazione mondiale è in crescita (saremo 9 miliardi nel 2050); in alcuni paesi sviluppati e molto popolati come la Cina stanno cambiando le diete, con un aumento esponenziale nel consumo di carne;  le terre su cui produrre gli alimenti destinati all’alimentazione umana e ai mangimi per animali non sono infinite. Il mercato del cibo è gestito da pochi grandi gruppi. Questo vale per tutti gli anelli della filiera alimentare,  dalla produzione, alla commercializzazione, alla distribuzione. La cosa interessante è che questi gruppi non sono tanto noti al grande pubblico. Pochi sanno che la cinese Shuanghui è la ditta trasformatrice di suini più grande del mondo – e nel 2013 ha acquisito per 7,1 miliardi di dollari l’americana Smithfield, già numero uno negli Stati Uniti. O la Cargill, una multinazionale con entrate cinque volte maggiori di McDondald’s. Qual è il problema di questo accentramento? Controllano il mercato alimentare, orientano i nostri gusti  e definiscono il sapore di quello che mangiamo.

Lo ammetto, sono un grande amante dell’avocado. E non sono l’unico: nel 2016 in Italia abbiamo consumato 14mila tonnellate di avocado. Per produrre avocado per l’esportazione in tutto il mondo, migliaia di cileni sono totalmente senz’acqua. C’è un bel reportage di Alice Facchini pubblicato da Internazionale nel 2017. L’autrice si reca a Cabildo, tre ore da Santiago del Cile e intervista una contadina che le dice: “Qui ci sono più avocado che persone, solo che alla gente manca l’acqua, mentre all’avocado non manca mai”. Per ogni ettaro coltivato di avocado in Cile servono circa centomila litri d’acqua al giorno, una quantità che corrisponde al fabbisogno giornaliero di mille persone.

Qual è la connessione tra Lodi e il Cile? Il potere controlla il cibo perché è il nostro bisogno primario. Conoscendoci un po’ in questa rubrica, capiremo che da queste parti non urla al complottismo. Resta però un fatto: proteggere il diritto al cibo (sano, aggiungerei) dovrebbe essere una priorità di tutti.

JOSHUA EVANGELISTA

Foto: Gabriele Rissone

Potere E… ritorna martedì 3 dicembre

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