Biciclette Alternative

Le biciclette “alternative” in bambù o in legno… presto vedremo “cavalcare” questi mezzi nelle nostre città.

⇒ di Guido Bigotti Diario Della Bicicletta

A volte ritornano. Nella lunga evoluzione della bicicletta, ci sono dinamiche che, in modo sorprendente, riportano in vita materiali e componenti finiti nel dimenticatoio. E’ successo con i freni a bacchetta, con lo scatto fisso e adesso sta succedendo anche con il legno. Sono passati oltre due secoli da quando il conte Méde de Sivrac batteva il parco parigino di Bois de Boulogne con il suo velocipede da mezzo quintale. In pochi avrebbero scommesso che, ai tempi dell’elettronica, sarebbero tornate in voga le biciclette di legno.

Il merito va soprattutto al bambù che, grazie ad alcuni pionieri americani, ha cominciato ad essere utilizzato in campo ciclistico già dalla fine degli anni ’80 espandendosi anche nel vecchio continente una decina di anni dopo, raggiungendo l’Africa. Nonostante gli ottimi riscontri sotto il profilo meccanico, la bicicletta di bambù non è mai riuscita a sfondare a livello commerciale, e a raggiungere il grande pubblico.

L’unico sbocco sul mercato (almeno quello occidentale, visto che in Zambia, la locale Zambikes ha un catalogo di biciclette in bambù che va dai modelli da corsa alle cargo), è stato il kit d’assemblaggio basso costo, formula che oggi va per la maggiore. Tutta via questa svolta ecologica, alimentata da progetti di diversi designer con i materiali più bizzarri, rischia di allontanare la bicicletta di legno dai ciclisti veri e propri.

Per esempio, in quanti spenderebbero 800 euro per acquistare la Sandwichbike, bici da montare in casa ispirata alla filosofia fai da te? Il bambù ha diversi estimatori anche in Italia come Alberto Fogliacco dove ad Alessandria la sua famiglia produce biciclette fin dal 1918. Prima in acciaio, poi in fibra di carbonio ed ora anche in bambù. Il peso di questi telai è leggero e resistente e competitivo, il prezzo base si aggira a circa 650 euro.

In Italia c’è qualcuno che sul legno ha scommesso in un altro modo, puntato sul ciliegio, sulle caratteristiche strutturali di questo materiale, più che sul suo appeal estetico. La start up Selva di Milano è una dei precursori: le qualità di questo materiale sono eccezionali e inesplorate, in futuro potremmo avvicinarci molto alla fibra di carbonio, ha commentato Attilio Marinoni (Selva Milano) in un’intervista ai media dopo la presentazione del suo ciclo prototipo in ciliegio.

I primi test in laboratorio e su strada sono incoraggianti e in futuro sulle nostre strade si potrebbero vedere presto biciclette composte con materiali sempre più ecologici. Mogano, frassino, acero però non sono da meno, per citare prodotti nostrani e qualcuno ci ha già pensato. Meno funzionali sono quelli conosciuti come legni dolci, della famiglia degli abeti e dei pini per intenderci. Non è detto che in futuro non si possa fare “esperimenti” anche con loro però. Quindi legno come il carbonio è possibile? Forse si, a patto però di seguire delle procedure di lavorazione rigorose.

Per sfruttare al massimo le potenzialità del legno, infatti, è necessario ingegnizzarlo, cioè prepararlo in modo da farlo rendere al massimo. Ricavando un telaio dal pieno, cioè scavandolo direttamente dal tronco di un albero, si otterrebbe un prodotto scarsamente performante che, nel giro di poco tempo, comincerebbe ad assorbire l’umidità e a deformarsi.

Per evitare tutto questo, vengono usati degli strati di legno che, una volta incollati con prodotti specifici, diventano similari ad un compensato. Alla fine si ottiene un materiale che per caratteristiche meccaniche è molto diverso da quello di partenza perché le fibre che lo compongono sono state orientate in modo funzionale all’uso che se ne vuole fare, costruire una bicicletta.

Prima di congedarmi, mi permetto altresì di consigliarvi un libro sul tema, “La bicicletta di Bambù. 8371 km dal cuore dell’Africa nera alle Paralimpiadi di Londra” di Matteo Semetti, Ediciclo editore, con una breve presentazione: In sella a una bici dal telaio di bambù, Matteo Sametti ha pedalato per 75 giorni e 8371 km, attraverso 10 stati, da Lusaka, nello Zambia, a Londra, dove è arrivato in tempo per assistere alle Paralimpiadi, grande momento di “sport per tutti”, eccezionale esempio di uomini e donne che non si sono mai rassegnati di fronte al proprio destino. Matteo ha attraversato i 57 C° del deserto sudanese, ha valicato i passi etiopici a oltre 3000 m, si è fatto largo nei villaggi tra il tifo festante dei bambini, ha bivaccato sotto le stelle coi pastori e, dopo migliaia di km in solitaria, si è immerso nell’infernale traffico del Cairo. Giunto a Londra, aveva sette chili in meno, ma anche la certezza di aver addosso molto di più e la soddisfazione di non avere mai mollato e, come ricordava lo scienziato Stephen Hawking durante la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi, di avere “guardato in alto, verso le stelle, e non in basso, alla punta dei piedi”. Buona lettura e buone pedalate.

⇒ Foto: Guido Bigotti ≈ Prossimo Appuntamento: Giovedì 22 ottobre

 

4 Comments

  1. Giuliano Reply

    Ottima idea quella di costruire biciclette in legno, prezzo un po’ altino, per una passeggiata domenicale, ma chissà se riusciranno ad abbattere i costi.
    Guido 6 sempre in sella.

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