Amicizia E Bicicletta

Una gita scolastica, una forte amicizia tra Diego e Gabriella, un incontro che è un sogno, la bicicletta e il ciclismo come protagonisti…

Uno scatto metallico, il portone dell’Istituto Parini si apre, è rimasto chiuso per quindici giorni, le festività natalizie sono terminate… La moltitudine vociante degli studenti si racconta le giornate di festa, i regali ricevuti, i pranzi e le cene dai parenti, il poco tempo dedicato allo studio. Diego è appena sceso dal tram, Gabriella ha sistemato la sua bicicletta alla rastrelliera, si abbracciano, lui è rimasto a Milano, lei sulle nevi di Bormio. Immancabili messaggini quotidiani, però quella stretta esprime che il virtuale non è la stessa cosa del calore delle loro braccia.

La loro amicizia è nata quasi per caso, per oltre un anno si sono ignorati, poi durante un’occupazione, qualcosa è cambiato, la complicità tra loro è cresciuta, entrambi liberi sentimentalmente, il loro rapporto si è tenuto – concordi entrambi – lontano dall’amore… La campanella interrompe quel caldo momento, e con passo lento entrano in classe. La professoressa Irene Tarditi, anticonformista doc, molto vicina ai suoi ragazzi della quarta ginnasio sezione A, quasi una sorella, sta per iniziare la lezione…

Ragazzi, vi voglio fare una proposta… che ne dite di una gita domenica prossima al Santuario del Ghisallo? Gli sguardi si fanno increduli, sale il brusio e nessuno si espone!

Su cos’è questo silenzio, sapete benissimo che mi potete dire di no! Gradualmente, esplode un unisono sì! Diego e Gabriella senza proferire parola si guardano e anche i loro occhi dicono di sì.

Possiamo sempre svignarcela… dice ridendo Diego.

Sono contenta della vostra adesione, sarà un’occasione per parlarci con calma dopo le festività e per visitare un museo particolare, l’appuntamento è per le otto qui davanti alla scuola, adesso basta ciance, fatemi capire cosa avete studiato durante le festività… con il volto sorridente Irene si siede sulla cattedra.

Con quale mezzo andiamo al Santuario? domanda Fabrizio, seduto nell’ultimo banco, e di solito taciturno.

Con il pulmino della scuola, ho già chiesto al bidello di accompagnarci, ha detto di sì, e poi è un grande appassionato di ciclismo! Pranzo al sacco naturalmente, adesso basta con le domande, la lezione abbia inizio! Allora ragazzi, mettiamoci subito d’accordo, sul pulmino non si fuma, il viaggio durerà poco di più di un’ora, quindi niente soste… Così Gianni, il bidello della scuola, accoglie i ragazzi.

Con voci ancora impastate arrivano parole di assenso, con un rumore un po’ antico il pulmino si mette in marcia. Diego e Gabriella leggono la storia del Santuario e del museo consegnata dalla professoressa.

“Il suo nome secondo un’antica leggenda deriva da un certo Ghisallo, il quale fu assalito dai briganti e fece voto alla Madonna di costruire una chiesa in suo onore se fosse scampato. La salita del Ghisallo dal versante nord è tradizionalmente percorsa dal Giro di Lombardia ed è anche stata più volte inserita nel tracciato del Giro d’ItaliaPer questo motivo la Madonna del Ghisallo è particolarmente venerata dai ciclisti, e su iniziativa dell’allora parroco don Ermelindo Viganò nel 1949 la proclamò loro patrona universale”. Hai visto Diego? Otre al santuario c’è anche il museo del ciclismo da visitare! Curioso vero? Diego la guarda con aria buffa, le cuffie nelle orecchie, percepisce poco della voce dell’amica e annuisce un po’ scocciato.

Come promesso da Gianni, il viaggio dura poco, l’aria è un po’ fredda, la professoressa Tarditi si pone in testa al gruppo, il serpentone si mette in marcia per raggiungere il Santuario. La camminata non è particolarmente faticosa, Diego e Gabriella rimangono in fondo al gruppo, stuzzicandosi a vicenda, emettendo grasse risate. Giunti sul piazzale, Diego è attirato dalla statua di Coppi e Bartali, fissa quei due busti, i loro nomi non gli sono completamente sconosciuti, però non sa quasi nulla di loro, lui e il ciclismo sono lontani anni luce, vive solo di pane e calcio.

Erano dei grandi campioni, nemici in gara, ma amici e rispettosi uno dell’altro, una volta conclusa una gara, dei veri signori. Diego fa un salto, si gira, davanti a lui un uomo, sulla trentina, sembra uscito da un vecchio film, di altezza normale, baffetti neri e lucenti, come i suoi capelli, intrisi di brillantina, un uomo decisamente fuori dal comune.

Piacere Carlo… l’uomo proferisce queste poche parole allungando la mano verso Diego aggiungendo… E tu come ti chiami? Diego, un po‘ intimorito, balbetta a monosillabi il suo nome.

Ti posso far vedere il museo, è ricco di ricordi, di foto e di biciclette dei grandi campioni che hanno attraversato le strade impolverate, le salite impossibili. Diego vorrebbe dire di no, e poi Gabriella cosa penserà, ma allo stesso tempo si sente attratto da quello strano uomo, lo segue ed entra…

Questa è la bicicletta di Bartali con cui ha vinto nel 1937 il suo secondo giro d’Italia e questa è quella con cui il rivale Coppi, vinse la Milano Sanremo nel 1946; vittorie epiche. Carlo enuncia aneddoti e storie, Diego è rapito da quella voce, quasi che i suoi occhi si fanno lucidi; non conosce quasi nulla di quelle storie, inizia ad appassionarsi e bombarda letteralmente di domande l’uomo, che lusingato sviscera ogni minimo segreto dei campioni che hanno lasciato il segno nella storia del ciclismo internazionale.

Gli occhi di Diego si soffermano su di una foto appesa al muro: “Carlo Galetti (Galletti), Corsico, 26 agosto 1882 – Milano,  2 aprile 1949.” Assomiglia in modo sorprendente all’uomo che ha difronte e che continua a parlare delle difficoltà nei primi anni del 1900, del riuscire a sfondare nello scetticismo generale.

Questa, dico questa… – cercando di attirare l’attenzione di Diego, incollata alla fotografia – era la bici di Carlo Galletti o meglio sarebbe dire Galetti poiché si tratta di una registrazione sbagliata al momento della trascrizione in Comune, conosciuto come lo scoiattolo dei navigli, secondo al primo Giro d’Italia del 1909, preceduto da un altro grande campione, Luigi Ganna; ma fu solo l’inizio, perché poi Galetti si aggiudicò i giri del 1910, 1911 e 1912 e tante altre partecipazioni in tante competizioni ciclistiche, piazzandosi sempre o quasi nei primi posti.

Sai Diego, loro erano l’inizio, con biciclette che noi non useremmo nemmeno per un giro in città. Loro erano dei veri pionieri e dei veri campioni, temerari, contro ogni avversità, freddo, caldo; un’altra era! Spero ti siano piaciuti i miei racconti, sento che i tuoi compagni ti cercano, devi raggiungerli! Diego saluta Carlo e lo ringrazia, gli ha fatto conoscere un mondo che non immaginava e che già lo appassiona! Raggiunge Gabriella e cerca di raccontargli la sua piccola avventura.

Dove eri finito? E’ da un bel po’ che ti sto cercando, non dovevamo passare la giornata insieme? Così Gabriella accoglie Diego.

Sono stato invitato da un signore a entrare qui nel museo. Nel museo? Ma se ha aperto solo adesso! Risponde Gabriella. Il custode sentenzia: ragazzo, abbiamo aperto solo adesso e qui non ho visto nessun signore…

Diego non sa se ha sognato, ma poco importa, ora sa cosa fare… andare in solaio e recuperare la vecchia bicicletta di suo padre, e farsi un bel giro nella sua splendida città… Milano! La bicicletta è entrata nel suo cuore e lui le giura sin da ora amore eterno.

GUIDO BIGOTTI

Foto: Guido Bigotti

Diario Della Bicicletta ritorna venerdì 22 novembre

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